Investimenti sostenibili, una scelta felice - Bnews

Scegliere di investire in finanza sostenibile segue logiche che non rispondono alla sola ricerca della maggiore redditività: entrano in campo motivazioni ulteriori che, a volte, possono avere un peso decisivo. Una su tutte, la gratificazione legata all’idea di sostenere attività che hanno ricadute positive, o meno impattanti, sull’ambiente e sulla società. È ciò che sembra suggerire il risultato di un’indagine condotta dal Dipartimento di Scienze Economico-Aziendali e Diritto per l’Economia dell’Università di Milano-Bicocca con la collaborazione del Gruppo Credem. Analizzando le risposte al questionario somministrato, le docenti Paola Bongini, Doriana Cucinelli e Monica Rossolini hanno ricavato elementi che portano a concludere che il grado di felicità di un investitore è correlato alla sua propensione agli investimenti ESG. E si tratta di una scelta consapevole perché direttamente proporzionale al livello di conoscenza che gli stessi investitori hanno rispetto alle tematiche legate alla sostenibilità.

I fattori ESG - acronimo delle parole inglesi environmental, social e governance - stanno diventando sempre più centrali nelle strategie delle aziende. La Commissione europea vuole offrire sostegno a tali impegni promuovendo gli investimenti che vanno in questa direzione. Gli studi fin qui realizzati si sono concentrati principalmente su rendimenti e rischi di questa tipologia di scelta d’investimento e sull’efficacia che ha rispetto al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dalle Nazioni Unite. Il lavoro condotto da Milano-Bicocca si è focalizzato sulla comprensione delle motivazioni che orientano verso un investimento ESG. Nella ricerca sono stati coinvolti clienti e consulenti di Banca Credem e di Banca Euromobiliare.

“In linea generale - è scritto nel Rapporto realizzato a conclusione della ricerca - notiamo come buona parte dei rispondenti concordi pienamente sia con la necessità di assumersi responsabilità verso le tematiche ambientali, sia con l’obbligo morale di contribuire alla salvaguardia dell’ambiente. Si nota invece una minor convinzione verso le tematiche sociali e di governance”. Se il grado di felicità è direttamente collegato alla propensione verso investimenti sostenibili, non altrettanto si può dire della relazione inversa: chi ha già effettuato questo tipo di scelta non necessariamente si sente più felice o finanziariamente soddisfatto. Per i ricercatori si tratta di un punto cruciale, che chiama in causa gli intermediari finanziari. «Occorrerebbe sviluppare - afferma la professoressa Rossolini - sistemi di rendicontazione differenti rispetto a quelli tradizionali, in grado di evidenziare i risultati in termini di impatto effettivo, non limitandosi ad una informativa sui rendimenti e rischi degli investimenti».

Una correlazione negativa sembra esserci tra la laurea in ambito economico e l’intenzione di effettuare investimenti ESG. Lo stesso vale per i consulenti che hanno alle spalle studi in Economia, che sono meno propensi a proporre questo tipo di soluzione. In tal caso entra in ballo la formazione. «Rispetto all’indagine, è da rilevare che oltre il 70% degli intervistati ha un’età superiore ai 50 anni di conseguenza possiamo ritenere che abbiano conseguito la laurea parecchi anni fa quando i temi della finanza e degli investimenti sostenibili non erano centrale quanto oggi. La competenza in tema ESG è un fattore cruciale per sostenere questo tipo di investimento, è importante quindi potenziare la formazione in materia anche nei percorsi di studio universitari. Dobbiamo insegnare anche a livello di gestione aziendale - spiega la docente - che migliorare il profilo ESG dell’azienda non rappresenta solo un costo, ma si tratta di una forma di investimento che può generare un ritorno importante, soprattutto nel medio e lungo periodo».

Un ulteriore dato emerso dall’indagine, infine, apre lo spazio ad un approfondimento della ricerca: si tratta della relazione inversa che sembra emergere tra livello del patrimonio e propensione agli investimenti sostenibili. «Il campione di questa nostra indagine è formato da clienti private della banca ossia persone con patrimoni molto elevati. Sarebbe interessante coinvolgere anche i clienti retail per indagare ulteriormente - conclude Rossolini - l’impatto della ricchezza sull’intenzione di investire in prodotti ESG».