“Insetti a tavola”: quando il cambiamento passa dalla mente - Bnews “Insetti a tavola”: quando il cambiamento passa dalla mente

“Insetti a tavola”: quando il cambiamento passa dalla mente

“Insetti a tavola”: quando il cambiamento passa dalla mente
Insettiatavola_Bicocca

Dalla ricerca psicologica alle scelte quotidiane, il progetto BUGIFY indaga perché cambiare dieta non è solo una questione di sostenibilità, ma di identità, emozioni e abitudini profonde.
Ne abbiamo parlato con la coordinatrice Cristina Zogmaister, professoressa di psicometria presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università Bicocca.

Professoressa Zogmaister, il progetto BUGIFY nasce da una domanda semplice e insieme scomoda: perché, nonostante i benefici ambientali, gli insetti fanno ancora così tanta resistenza a tavola?

Perché il cibo non è solo nutrimento, ma identità, memoria, emozione.
Il progetto BUGIFY nasce proprio dalla consapevolezza che l’informazione, da sola, non basta. Anche quando sappiamo che gli insetti commestibili sono sostenibili, nutrienti e sicuri, scatta spesso una reazione di rifiuto automatica. Le nostre ricerche mostrano che entrano in gioco processi psicologici profondi: il disgusto, la percezione di incoerenza con la propria identità culturale, l’assenza di modelli familiari. Per questo abbiamo scelto un approccio multidimensionale, che va oltre ciò che le persone dichiarano e indaga le reazioni spontanee, emotive e comportamentali.

Dallo studio emerge che la resistenza non è uguale per tutti. Che “ritratto” restituisce BUGIFY dei consumatori italiani?

Non esiste un unico “no” agli insetti, ma almeno quattro modi diversi di reagire al nuovo.
Abbiamo individuato profili distinti: i tradizionalisti, fortemente ancorati alle abitudini locali; gli sperimentatori, curiosi e aperti; gli esitanti, sospesi tra attrazione e diffidenza; e i responsabili, che accettano l’innovazione soprattutto per motivi etici e ambientali. È un dato importante, perché ci dice che il cambiamento non passa da una strategia unica, ma da interventi mirati, capaci di dialogare con motivazioni e paure differenti. E, soprattutto, emerge una consapevolezza diffusa: molti percepiscono l’introduzione degli insetti come una conseguenza quasi inevitabile della crisi climatica.

Il convegno del 16 gennaio in Bicocca rappresenta il momento conclusivo del progetto. Che messaggio vorreste restasse ai partecipanti, anche dopo l’assaggio finale?

Per noi è importante far capire che il cambiamento non è solo una scelta razionale, ma un’esperienza da vivere.
Durante l’evento metteremo insieme psicologia, nutrizione, sicurezza alimentare, sostenibilità e persino realtà virtuale, perché accettare nuovi cibi significa ricalibrare le nostre aspettative mentali. Strategie come l’apprendimento sociale – vedere altri mangiare con piacere – o l’associazione con caratteristiche familiari e positive possono ridurre la distanza tra ciò che sappiamo essere giusto e ciò che siamo davvero pronti a fare. Anche il coffee break con degustazione non è un dettaglio: è parte integrante del percorso, un invito a trasformare una riflessione etica in un gesto concreto, magari piccolo, ma coerente con il futuro che ci aspetta.