Cristiana Capotondi: “La forza del palcoscenico ci racconta la nostra storia”

Le paure, le speranze, le sofferenze e il coraggio dei testimoni della Shoah rivivono attraverso le voci e i volti degli attori. Per la Giornata della memoria, celebrata ogni anno per ricordare la tragedia dell’Olocausto, l’Università di Milano-Bicocca e UNITA (Unione Nazionale Interpreti di Teatro e Audiovisivo) hanno dato vita a una collaborazione artistica che vedrà dieci attori calarsi nei panni di chi quell’orrore l’ha vissuto sulla propria pelle.       
Sarà possibile assistere alle loro performance nel corso dell’incontro “Io mi ricordo di te”, trasmesso in streaming (http://s.unimib.it/ricordote) domani, mercoledì 27 gennaio, a partire dalle ore 10.  
         
Sempre da domani, una pagina del sito dell’Ateneo diventerà la piazza virtuale che ospiterà le opere di studenti, docenti e cittadini che hanno voluto offrire una rappresentazione personale delle testimonianze della Shoah attraverso disegni, fumetti, video e poesie.

Tra gli ospiti della giornata, ci sarà anche Cristiana Capotondi, attrice e tesoriere di UNITA, con la quale abbiamo parlato dell’importanza di una ricorrenza come quella del 27 gennaio e della crisi che lo spettacolo sta vivendo da quando la pandemia ha chiuso le porte dei cinema e dei teatri.
Cristiana, perché è importante ricordare una pagina drammatica della nostra storia anche attraverso le voci e i volti degli attori?
Eventi drammatici della storia recente possono essere compresi con maggior forza grazie alla verosimiglianza della mise en scène e al meccanismo dell’immedesimazione che scatta grazie alla buona interpretazione di un attore. È la natura stessa del cinema e dello spettacolo dal vivo a renderli strumenti fondamentali per la profonda comprensione della storia “vista dal basso”. Se la storia ci fa conoscere i grandi rivolgimenti con le vicende dei suoi protagonisti, come quell’evento ha impattato nella vita delle persone più semplici è il cinema, la letteratura e il teatro a raccontarcelo.
Lo spettacolo in questo ultimo anno è stato messo in crisi dalla pandemia, come sta vivendo lei questo periodo? 
Mi spiace molto non poter andare a cinema e a teatro e non vedo l’ora che si torni a farlo. Certamente il pensiero va ai tanti colleghi che hanno perso delle opportunità di lavoro, con UNITA lavoriamo oggi a far sì che l’emergenza venga gestita al meglio per la nostra categoria.
A causa delle attuali limitazioni, l'arte e la cultura stanno “traslocando” sul web e sui social. Lei guarda a questo cambiamento come a un'opportunità o a una minaccia?
Credo che le piattaforme possano rappresentare un’opportunità se l’industria del cinema sarà in grado di sedersi con le istituzioni ed immaginare un percorso per il futuro del comparto che tenga conto anche del valore della sala. Percorso che dovrà tenere fortemente conto delle nuove tutele che auspicabilmente devono scattare per gli artisti, essendo il mondo dello streaming un terreno totalmente nuovo.
A quali progetti sta lavorando al momento?
Tra poco tornerò sul set, sperando che rallentino i contagi e l’esperienza sia il più possibile piacevole! 

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Foto credits: Ivan Genasi
 

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