Contrasto e prevenzione dell'abbandono scolastico - Bnews Contrasto e prevenzione dell'abbandono scolastico

Contrasto e prevenzione dell'abbandono scolastico

Contrasto e prevenzione dell'abbandono scolastico
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“Contrasto e prevenzione dell'abbandono scolastico nei quartieri urbani svantaggiati” è un progetto che si colloca all’interno della più ampia cornice del progetto MUSA, in particolare nell’ambito dello Spoke 6, dedicato alle azioni innovative al servizio della formazione e della promozione di una società sostenibile e coesa per contribuire al benessere individuale, delle organizzazioni e delle comunità.

Con la ricercatrice Claudia Fredella, che coordina gli interventi in atto, approfondiamo il suo lavoro di ricerca, grazie al quale è risultata tra i vincitori del Premio “La metamorfosi della città” in memoria di Guido Martinotti, sociologo urbano che è stato analista e interprete di queste trasformazioni.

Lei è ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione dell’Università di Milano-Bicocca. Quali azioni avete messo in campo?

Abbiamo focalizzato il primo periodo sullo studio esplorativo delle criticità e dei punti di forza del contesto, il quartiere milanese San Siro. La nostra équipe multidisciplinare, sotto la supervisione della prof.ssa Zecca, è attiva nel quartiere già da settembre 2022 con il servizio educativo polifunzionale L’ABC del quartiere, avviato grazie al programma BiUniCrowd di Bicocca e al contributo di Fondazione di Comunità Milano, rivolto alle famiglie e ai bambini del quartiere. L’attivazione del servizio ha agevolato la relazione con il contesto e la possibilità di sperimentare, in sinergia tra scuola e territorio, pratiche didattiche inclusive e dare voce ai bambini su temi del benessere a scuola, della percezione di autoefficacia e motivazione ad apprendere. Inoltre, il coinvolgimento di famiglie, terzo settore e istituzioni ha permesso di potenziare la rete educativa affinché le azioni di prevenzione e contrasto alla dispersione si attuino in un’ottica sistemica.

Con quali enti collaborate?

Abbiamo attivato una rete di collaborazioni scientifiche sia con le scuole Cadorna e Calasanzio sia con altri atenei che promuovono sul territorio vari tipi di ricerche e interventi, non solo di natura educativa, ma anche urbanistica, giuridica e di orientamento al lavoro: il Politecnico di Milano, la Bocconi e l’Università Statale.

Lavoriamo a stretto contatto con il terzo settore, in particolare con la rete QuBì di cui fa parte il doposcuola già citato prima, con cui abbiamo condotto una serie di osservazioni partecipanti nei diversi servizi. Collaboriamo chiaramente con le istituzioni: la Direzione Educazione del Comune di Milano e il Municipio 7.

Quali riverberi sulla didattica universitaria?

Tra gli esiti finali, prevediamo anche best practice per lo sviluppo professionale degli insegnanti, dove l’integrazione tra interventi didattici e socio-educativi si traduce in un nuovo modello per il contrasto alla dispersione scolastica.

Attualmente il progetto è occasione di tirocinio e di sviluppo di progetti di tesi per le nostre studentesse di scienze pedagogiche e della formazione primaria. Non solo, alcuni studenti di diverse scuole superiori di secondo grado svolgono con noi i percorsi per le competenze trasversali e l'orientamento (PCTO).

Come si evolve la prossima fase del progetto?

Lo sviluppo delle competenze linguistiche necessarie all’apprendimento, in un contesto che presenta un’alta incidenza di bambini con background migratorio, costituisce una finalità urgente, attuale e futura. Individuiamo e implementiamo metodologie didattiche innovative e alternative per l’apprendimento dell’italiano che resta una condizione necessaria per l’accesso alla comprensione delle lezioni e dei testi scolastici di qualsiasi materia.

Per il prossimo anno scolastico puntiamo ad avviare, in collaborazione con la scuola, una forma di sperimentazione didattica dal taglio più laboratoriale e transdisciplinare, che riesca strategicamente a influire sulle competenze in uscita dei bambini. Un’occasione formativa per alunni, insegnanti e educatori.

La ricerca, che si concentra sul quartiere milanese San Siro, può costituire un modello di intervento per altre realtà?

Ogni realtà è peculiare, presentando caratteristiche proprie, legate a tanti fattori che coinvolgono, per esempio, il multiculturalismo e i servizi presenti sul territorio. Quando si interviene in un contesto specifico è importante effettuare un lavoro preparatorio di studio. Fatte queste premesse, l’approccio della ricerca è esportabile e utile in vari contesti. Possiamo dire di sentirci parte di una comunità e siamo riusciti a instaurare una rete tra i vari attori coinvolti negli interventi. La chiave è il rapporto col territorio che si sostanzia in una ricerca partecipata e collaborativa, dove nessuno è oggetto ma tutti sono parte integrante e attiva di una progettazione comune.