Come riparte lo sport dopo il lockdown - Bnews

«La pandemia ha colpito duramente il mondo dello sport, a tutti i livelli. Il susseguirsi di restrizioni, aperture e chiusure, ha reso difficile la gestione per tutti i contesti. Basti pensare ai molti appuntamenti competitivi di alto livello cancellati o rimandati (primo tra tutti le olimpiadi di Tokyo 2020) che per alcuni atleti professionisti ha significato la perdita di un ultimo appuntamento importante e di fatto l’anticipazione del fine carriera, dopo mesi di dura preparazione».
Così Patrizia Steca, psicologa di Milano-Bicocca, inizia a inquadrarci le problematiche che il mondo sportivo si è trovato a fronteggiare durante gli ultimi mesi. 

Professoressa, psicologia e sport: ci spiega meglio come sono connessi?

La psicologia applicata allo sport ha una lunga storia, anche nel nostro paese. Il primo convegno mondiale di psicologia dello sport si è infatti tenuto a Roma nel 1965.
Gli ambiti in cui lo psicologo interviene nel contesto sportivo sono molteplici.
La centralità della preparazione mentale per l’ottimizzazione della prestazione è ormai largamente riconosciuta. Accanto a strategie più tradizionali basate su tecniche di rilassamento e di riduzione dell’ansia si sono sviluppate strategie di intervento più complesse, finalizzate all’allenamento delle capacità di attenzione e di concentrazione, nonché al sostegno della motivazione soprattutto nelle situazioni critiche. L’intervento dello psicologo è prezioso, inoltre, nella gestione delle problematiche tipicamente sportive, dagli infortuni ai disturbi spesso associati ad alcune discipline (es. disturbi del comportamento alimentare), dal doping alle fasi di transizione o fine carriera. Infine, lo psicologo può intervenire anche per favorire delle buone dinamiche di relazione, sostenendo, ad esempio, la coesione di squadra oppure migliorando la comunicazione all’interno del team e della società sportiva.

Sport e pandemia: cos’ha comportato?

Nei periodi di lockdown, gli allenamenti sono stati ridotti e anche sospesi per lunghi periodi. Così gli atleti hanno visto negata la possibilità di utilizzare la loro risorsa più grande, ovvero il loro corpo. Questo ha poi comportato, alla ripresa dell’attività sportiva e soprattutto nel calcio, molti infortuni dovuti all’immobilità.
Per i più giovani poi, bambini e adolescenti, la negazione dello sport è stata di fatto la privazione di uno dei principali contesti di socializzazione e di divertimento. Un aumento del drop-out si è drammaticamente registrato nella gran parte degli sport e soprattutto nei contesti che non sono stati in grado di offrire occasioni alternative per allenarsi e stare insieme.

Cosa è cambiato in positivo?

Molte società hanno sperimentato forme nuove di stare insieme ed allenarsi. La conoscenza e l’utilizzo delle nuove tecnologie nel mondo dello sport hanno indubbiamente registrato un balzo in avanti a seguito della pandemia.
I cosiddetti ‘allenamenti online’ hanno offerto, soprattutto ai più giovani, la possibilità di mantenere il contatto con il contesto sportivo e di tenere in allenamento almeno alcune delle loro abilità.
In molti casi, questo ha offerto l’opportunità di una maggiore conoscenza reciproca su aspetti personali (es. hobby, passioni) che solitamente non vengono condivisi durante l’allenamento tradizionale, in cui si resta maggiormente confinati in ruoli stabiliti.
In altri casi c’è stato un rafforzamento del legame con le famiglie dei giovani atleti che, insieme alle società sportive, hanno cercato di mantenere vivo il contatto con lo sport. La scoperta del gruppo e della condivisione fuori ‘dalla palestra’ è stata particolarmente preziosa soprattutto in alcuni contesti di sport individuale, come ad esempio il pattinaggio, tradizionalmente caratterizzato da forte individualismo e competizione.
Anche gli allenatori hanno sperimentato nuovi modi di confrontarsi e di comunicare, dovendo gestire insieme continui cambiamenti e numerose difficoltà. In molto casi questo ha favorito una migliore capacità di collaborazione e di problem solving.
 
Il 10 dicembre alle ore 16.00 questi temi saranno al centro dell’evento “Sport e psicologia. Esperienze di resilienza e scoperta di nuove pratiche ”, con la partecipazione di atleti, allenatori e società. Un’occasione per riflettere su cosa il mondo dello sport ha dovuto affrontare durante la pandemia e su quali sono stati gli apprendimenti e le risorse preziose da conservare per il futuro.