Come la comunicazione sensorimotoria modella i processi collaborativi: il progetto di Lucia Sacheli finanziato dal Fondo Italiano per la Scienza con 1.300.000 euro - Bnews Come la comunicazione sensorimotoria modella i processi collaborativi: il progetto di Lucia Sacheli finanziato dal Fondo Italiano per la Scienza con 1.300.000 euro

Come la comunicazione sensorimotoria modella i processi collaborativi: il progetto di Lucia Sacheli finanziato dal Fondo Italiano per la Scienza con 1.300.000 euro

Come la comunicazione sensorimotoria modella i processi collaborativi: il progetto di Lucia Sacheli finanziato dal Fondo Italiano per la Scienza con 1.300.000 euro
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Nel corso della nostra vita siamo continuamente coinvolti in interazioni sociali. Eppure, i processi neurofisiologici che sostengono la spinta a cooperare rimangono in larga parte poco conosciuti, così come le variabili che influenzano la nostra percezione di queste interazioni come più o meno positive. How sensorimotor communication shapes our acting together è il titolo del progetto guidato dalla professoressa Lucia Sacheli, docente di neuropsicologia e neuroscienze cognitive all’Università di Milano-Bicocca, che ha ricevuto un finanziamento starting grant di 1.300.000 euro dal Fondo Italiano per la Scienza FIS2. Alla base l’idea che i processi cerebrali e le motivazioni a supporto della cooperazione possano essere chiariti studiando forme semplici di collaborazione motoria.

Professoressa Sacheli, cosa intendiamo con comunicazione sensorimotoria?

Accade spesso che gli individui debbano scambiarsi informazioni in modo non verbale, come quando una persona modifica i propri movimenti, ampliando la traiettoria o rallentando il gesto, per trasmettere al partner un’informazione che l’altro ancora non possiede, ad esempio “fai attenzione, questo oggetto che ti sto passando è pesante”, senza necessariamente ricorrere al linguaggio. Immaginiamo di spostare insieme un oggetto ingombrante da una stanza all’altra. La gestualità e il movimento sono segnali per il nostro partner a cui cerchiamo di trasmettere una serie di indicazioni in modo non verbale. Ogni attore ha accesso a visuali e percezioni diverse: la comunicazione sensorimotoria funge da trasmettitore di queste informazioni. Nella danza di coppia questo meccanismo raggiunge il suo apice attraverso piccole pressioni esercitate sulle mani del partner, un cambio di velocità o l’enfatizzazione della traiettoria di un movimento. Ci capita più spesso di quanto possiamo immaginare: due persone che si incrociano in un corridoio stretto mettono in campo una serie di movimenti corporei finalizzati ad anticipare all'altro le proprie mosse, per evitare di scontrarsi. La comunicazione sensorimotoria è pervasiva nelle nostre azioni.

La tendenza a collaborare per il raggiungimento di un obiettivo è un tratto distintivo dell’uomo?

La spiccata inclinazione all’interazione è una caratteristica che ha determinato il successo evolutivo della nostra specie, permettendoci di raggiungere traguardi complessi, frutto di uno sforzo comune. I nostri antenati sperimentarono che cacciare in gruppo risultava decisamente più efficace rispetto all’azione individuale. Un lungo percorso evolutivo ha selezionato nel tempo dei meccanismi che ci portano naturalmente a collaborare, nonostante lavorare con gli altri comporti un costo, una certa dose di impegno e fatica. Scrivere un articolo a cura di più autori comporta uno sforzo aggiuntivo di collaborazione. Una decisione condivisa risulta spesso migliore rispetto ad una scelta individuale, ma il processo partecipativo richiede tempo e mediazione. Sebbene la collaborazione determini una strada più faticosa, siamo comunque spinti, fin dai primi anni della nostra vita, a modificare i nostri comportamenti per cercare gli altri, anche nei piccoli obiettivi di tutti i giorni.

Qual è l’ipotesi alla base del progetto?

Il progetto si concentra in particolare sulla comunicazione sensorimotoria, non verbale, che si attiva durante qualsiasi interazione motoria collaborativa svolta con un’altra persona. Si punta a descrivere il processo motivazionale alla base di questo meccanismo. Vogliamo capire come la comunicazione sensorimotoria modella il nostro modo di interagire e perché siamo disposti a modificare il nostro comportamento nell’azione collaborativa. L’ipotesi, alla base della ricerca, suppone che lo sforzo sia ricompensato da una migliore comprensione da parte degli altri, cosa che rende l’interazione più fluida e, quindi, prevedibile. Quando le informazioni inviate attraverso la comunicazione sensorimotoria vengono codificate correttamente dal partner, il suo comportamento ci farà intuire “che ha capito”, perché risponderà in modo pertinente ai nostri segnali.

Noi ipotizziamo che queste risposte pertinenti da parte del partner possano generare un riscontro positivo a livello neurobiologico grazie all’attivazione dei cosiddetti “circuiti della ricompensa”. L’attivazione di questi circuiti rafforzerà nel tempo la ripetizione del comportamento di comunicazione sensorimotoria che si è rivelato efficace, a partire già dall’età infantile. Ipotizziamo che sia proprio questa prevedibilità nella risposta del partner, permessa dai comportamenti comunicativi, a rendere l’interazione più gradevole e quindi a facilitare l’affiliazione: l’attribuzione di un valore positivo alla persona che si dimostra prevedibile, rispetto ad altre persone con cui l’interazione non risulta così fluida.

In quale modo si svolgerà l’attività di ricerca?

Il progetto che ho presentato nasce sulla base di un’esperienza decennale maturata lavorando su questi argomenti presso il nostro Dipartimento di Psicologia nel gruppo di ricerca del professor Eraldo Paulesu, e si avvarrà della collaborazione di varie realtà interne al nostro Ateneo. Inoltre, con il finanziamento del Fondo Italiano per la Scienza, assegnato al progetto, sarà possibile organizzare e allestire il Motor Interaction Lab, con personale e attrezzature dedicate.

Il laboratorio interdipartimentale Unimib MR3T Lab ci permetterà di utilizzare la risonanza magnetica funzionale per esplorare i correlati neurali della comunicazione sensorimotoria, mentre i partecipanti volontari saranno ingaggiati durante compiti motori collaborativi che assomigliano a semplici videogiochi.

Per approfondire in quale misura gli scambi incidano sugli aspetti affiliativi, osserveremo in circostanze diverse il comportamento di coppie formate da adulti, da bambini in età prescolare e da un adulto e un bambino, anche grazie al supporto del Bicocca Child&BabyLab che ci aiuterà a capire quando i bambini iniziano a usare forme di comunicazione sensorimotoria.

Oltre a misurare i parametri del movimento durante interazioni reali tra due persone, chiederemo ai partecipanti di interagire con dei partner virtuali di cui controlleremo il comportamento. Questo sarà possibile grazie alla collaborazione con il MIBTEC Mind and Behavior Technological Center di Milano-Bicocca che ci ha già consentito di ricreare alcuni dei nostri compiti sperimentali in realtà virtuale. Un ulteriore aspetto di indagine riguarderà l’interazione uomo-robot e come i comportamenti comunicativi si modificano in presenza di alcune patologie.

Alcuni degli studi previsti dal progetto verranno condotti in collaborazione con l’Università di Torino e il centro danese Technical University of Denmark per l’analisi della correlazione tra alcune variabili comportamentali e variazioni dei segnali fisiologici come, ad esempio, il battito cardiaco.

Speriamo che una descrizione più precisa e accurata dei meccanismi che regolano la nostra tendenza a collaborare con gli altri possa aiutare in futuro a interpretare meglio alcune disfunzionalità di questi processi in presenza di condizioni patologiche di natura neurologica e psichiatrica.