Caterina Cucco, il nuoto artistico tra sport e crescita personale: «La persona viene prima dell’atleta» - Bnews Caterina Cucco, il nuoto artistico tra sport e crescita personale: «La persona viene prima dell’atleta»

Caterina Cucco, il nuoto artistico tra sport e crescita personale: «La persona viene prima dell’atleta»

Caterina Cucco, il nuoto artistico tra sport e crescita personale: «La persona viene prima dell’atleta»
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Dagli esordi in piscina a tre anni alle medaglie europee con le nazionali giovanili, fino alla scelta di trovare un nuovo equilibrio tra agonismo e vita personale. Studentessa di Ostetricia in Bicocca, Caterina racconta come il nuoto artistico le abbia insegnato l’importanza della cura dei dettagli, del lavoro di squadra e del valore del rispetto per l’altro.

"È proprio una sensazione di pace". È così che Caterina descrive il suo rapporto con l’acqua, il suo elemento fin da quando era bambina. Oggi ha alle spalle un percorso agonistico che l’ha portata fino alla nazionale assoluta di nuoto artistico. Un cammino fatto di allenamenti intensivi, competizioni internazionali e scelte importanti, anche grazie al programma Dual Career dell’Ateneo, che le permette di conciliare sport e studio.

"La passione nasce quasi in famiglia: la zia praticava nuoto artistico a livello agonistico e la nonna era presidente della società Sincro Seregno Insport; tra l’altro, mia zia, una delle persone grazie alle quali ho iniziato questo sport, si chiama Sofia Scanziani e si è laureata in medicina alla Bicocca". Quello che inizialmente era un divertimento si è trasformato progressivamente in un percorso sportivo di alto livello.

Che cosa rende speciale questa disciplina?

È uno sport che mette insieme tantissime componenti diverse. C’è una grande parte di nuoto, ma anche la danza, la ginnastica ritmica e quella artistica. E poi c’è una dimensione quasi teatrale: bisogna riuscire a trasmettere qualcosa ai giudici e al pubblico attraverso le espressioni e i movimenti del corpo. Le allenatrici ci dicono spesso di pensare di essere attrici su un palco. Anche se siamo piccolissime rispetto al pubblico, dobbiamo riuscire a comunicare le nostre emozioni.

Caterina con Lara Pollini
Caterina con Lara Pollini

Dietro la leggerezza dei movimenti c’è però un lavoro molto impegnativo.

Assolutamente. È uno sport di precisione, in cui ogni movimento viene studiato al millimetro. Penso soprattutto agli esercizi acrobatici, quando una compagna viene lanciata in aria dalle altre atlete. Tutto deve essere coordinato: ognuna ha il proprio ruolo e deve eseguire il movimento esattamente al momento giusto. Basta che una persona sia fuori tempo e il risultato cambia. È un po’ come in un’orchestra: dobbiamo muoverci tutte insieme.

Il tuo percorso ti ha portato a conquistare risultati importanti a livello internazionale. Qual è il ricordo più significativo?

Caterina con Lara Pollini
Caterina con Lara Pollini

Nel 2019 sono arrivata in nazionale giovanile. Nel 2021, agli Europei e alla Coppa Comen, ho gareggiato nel duo con Lara Pollini, una mia compagna della Sincro Seregno Insport. Avevo avuto un infortunio muscolare durante la preparazione estiva e mi ero dovuta fermare, ma all'ultimo siamo riuscite ugualmente a gareggiare insieme: abbiamo conquistato il secondo posto nella classifica Comen e il terzo in quella europea. È stata una grande soddisfazione. Successivamente sono passata alla nazionale juniores, con cui ho partecipato per tre anni ai campionati europei, salendo sul podio in tutti e tre gli esercizi di squadra. Poi è arrivata la convocazione nella nazionale assoluta.

Dopo questa esperienza ha scelto di lasciare la nazionale e proseguire con la sua società. Che cosa ti ha portato a questa decisione?

Sono stati anni impegnativi, anche perché il primo coincideva con la maturità e il secondo con l’inizio dell’università. Ci allenavamo a Roma per gran parte del mese e conciliare tutto non era semplice. Ma la ragione principale è stata la difficoltà nel capire quale fosse il percorso previsto per me, sia dal punto di vista sportivo sia da quello della crescita personale. Ho sentito il bisogno di fare una scelta diversa. Del nuoto artistico sono innamorata e ho deciso di continuare con la mia società, allenandomi ogni giorno e partecipando ai campionati italiani.

Cosa ti ha insegnato questo sport?

Momenti di preparazione fuori dall'acqua
Momenti di preparazione fuori dall'acqua

Credo che la preparazione fisica e la crescita personale debbano procedere insieme. Vorrei contribuire a costruire un ambiente in cui la persona venga valorizzata prima ancora dell’atleta. La mia allenatrice, Gemma Galli, che è stata capitana della nazionale, sta lavorando proprio in questa direzione e io condivido pienamente il suo approccio. Cerco di trasmetterlo anche alle mie compagne, soprattutto alle più giovani.

Lo sport mi ha insegnato molto sul piano delle relazioni. In nazionale ci allenavamo otto o nove ore al giorno: era come un lavoro. Bisogna imparare a rispettarsi, anche quando si hanno caratteri ed esigenze diverse. È una capacità che sarà utile anche nel futuro professionale e nella vita.

E gli studi?

Prima di iniziare ero scettica: mi chiedevo come avrei potuto frequentare e sostenere gli esami, visto che trascorrevo gran parte del tempo a Roma per gli allenamenti. Poi ho scoperto il programma Dual Career e ho deciso di provare. Il primo anno sono riuscita a sostenere tre esami, ma soprattutto ho cominciato a capire come funziona l’università. Grazie al programma ho potuto affrontare anche esami che, non avendo frequentato molte lezioni, avrei avuto difficoltà a sostenere. Sono contenta di averci provato. Anche adesso che ho lasciato la nazionale, posso continuare a portare avanti entrambe le strade.

Qual è il tuo obiettivo per il futuro?

Continuare a crescere, nello sport e come persona, mantenendo questo equilibrio. Voglio proseguire gli allenamenti con la mia società e prepararmi alle prossime gare, senza trascurare l’università. Per me le due dimensioni non sono in contrapposizione: devono crescere insieme.