"Caffè senza tracce", dalla raccolta fondi al laboratorio

Esistono materiali più adatti a contenere il caffè in capsula, preservandone la sicurezza per la salute? È quello che stanno cercando di scoprire alcuni ricercatori del dipartimento di Scienze dell’ambiente e della terra dell’Università di Milano-Bicocca, analizzando gli effetti dei rilasci delle capsule di caffè sulle cellule in vitro. Pronti a parlare del loro progetto a chi l’ha finanziata, durante un evento che si terrà in autunno in ateneo. Loro sono i ricercatori di “Caffè senza tracce”, uno dei quattro progetti lanciati dalla prima edizione dell’Università del Crowdfunding, la piattaforma promossa dall’Università di Milano-Bicocca in partnership con Produzioni dal Basso. La finalità? Raccogliere finanziamenti a favore di idee e progetti innovativi nati in seno alla community dell’ateneo. In autunno partirà la seconda call dell’Università del Crowdfunding che, attraverso un avviso di sponsorizzazione, invita a partecipare anche le aziende che vogliano contribuire al successo delle campagne di raccolta fondi dei progetti che saranno selezionati.
In attesa del secondo bando, chiediamo ad Alessandra Zerboni, Rossella Bengalli, Francesca Rosa e Massimiliano Rossetti, tra i componenti dell’equipe di “Caffè senza tracce”, di raccontarci come sta procedendo la loro ricerca.
A che punto siamo?
Abbiamo iniziato ad analizzare gli effetti sulle cellule di colture dei rilasci delle capsule di caffè e a confrontarli con quelli del caffè fatto con la moka. Sono tre i parametri che abbiamo individuato per la nostra analisi: tossicità, test di vitalità, cioè se aumenta o diminuisce la mortalità cellulare, e gli effetti infiammatori. In un secondo step studieremo gli effetti di altri tipi di capsule, compostabili e in alluminio, e determineremo anche l’eventuale presenza di micro/nanoplastiche e nanoparticelle metalliche.
Come avete impiegato i finanziamenti ricevuti attraverso il Crowdfunding?
Finora abbiamo comprato materiale da laboratorio, come filtri e piastre per le cellule, utile alle analisi classiche e per campionare il caffè. Una parte dei fondi verrà investita per svolgere le analisi per individuare le microplastiche dei campioni e per gli esperimenti su modelli di barriera intestinale.
Nel vostro progetto hanno creduto 132 sostenitori. Come li aggiornerete sui vostri risultati?
A ottobre organizzeremo in Bicocca un evento nel quale parleremo di sostenibilità ambientale, salute e forme alternative di riciclo dei fondi di caffè. Inoltre consegneremo le ricompense a chi ci ha finanziati: borse con il logo di “Caffè senza tracce”, confezioni di caffè equo e solidale, tazzine realizzate con i fondi di caffè e alberi. O meglio l’attestato di adozione a distanza di un albero che si potrà scegliere e seguire nella crescita.
Il vostro progetto ha anche una ricaduta sul territorio?
Tocca il tema dell’economia circolare. Durante l’evento di ottobre mostreremo funzionamento dei macchinari, messi a disposizione dall’azienda White Star, che ci consentiranno di separare dal materiale plastico delle capsule il caffè esausto che verrà riutilizzato, come previsto, per fertilizzare l’Orto Comune Niguarda, in accordo con il Parco Nord. Siamo anche in contatto con l’associazione Giacimenti Urbani per individuare modalità di recupero per il materiale plastico. Caffè senza tracce è un piccolo progetto che mira a informare e sensibilizzare l’opinione pubblica verso l’attenzione al consumo e alla gestione dei rifiuti domestici, senza perdere il piacere di bere un buon caffè.
 

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