Orientamento, servizi integrati e focus sul mondo del lavoro

L’università italiana è in continuo divenire. I frequenti cambiamenti dell’organizzazione della didattica hanno reso, a partire dalla riforma del 1999, la formulazione dell’offerta formativa una vera e propria corsa a ostacoli. Anche per questo motivo, l’attività di orientamento è diventata via via sempre più strategica e centrale per gli atenei impegnati a contrastare il fenomeno delle scelte errate e quello, ancor più grave, dell’abbandono.
Anche nel nostro Ateneo l’attività di orientamento si è confrontata costantemente con il cambiamento del mondo esterno, a partire da quello della scuola ampliando e arricchendo la rete dei servizi offerti agli studenti. Ora, però, bisogna fare i conti oltre che con le novità introdotte dalla legge 240/2010 (legge Gelmini) e dal decreto ministeriale 17, anche con una riduzione dei fondi a disposizione.Dei cambiamenti in vista e delle idee in campo abbiamo parlato con la professoressa Loredana Garlati, delegata del Rettore per l’Orientamento di Ateneo.

«L’attività di orientamento nell’Università di Milano-Bicocca  - esordisce la professoressa Garlati - è sempre stata capillare e positiva. Si è svolta sia sul territorio, cioè all’interno dell’Ateneo, con gli open day, ma anche portando la testimonianza presso le scuole e partecipando alle manifestazioni dove le università illustrano le proprie strategie. Questo approccio ha avuto successo: l’anno scorso negli open day sono venuti 7.500 studenti, un afflusso notevole. I nostri open day ricevono un alto gradimento».
Meno fondi e nuovi cambiamenti. Quali novità caratterizzeranno le azioni di orientamento di Milano-Bicocca nel prossimo futuro?
Puntiamo a rafforzare l’esistente e le strutture di servizio del Csas, che con duro lavoro sono state create nel tempo, ma allo stesso tempo ci sono alcuni progetti in corso rivolti a studenti e insegnanti. In particolare, per gli insegnanti pensiamo che sia una strategia vincente portarli in Università per offrire loro una formazione specifica in modo che siano in grado di orientare essi stessi gli studenti. Ma, più in generale, tenendo conto anche delle difficoltà economiche è necessario essere creativi e propositivi razionalizzando allo stesso tempo le risorse disponibili per realizzare una strategia efficiente ed efficace. In questi progetti rientra la scuola estiva.
Come funzionerà e quali obiettivi avrà la scuola estiva?
Premetto che siamo ancora in fase di organizzazione e programmazione e che probabilmente l’operatività sarà sul 2012. Tuttavia, in linea di massima, l’idea è che ciascuna facoltà, a seconda delle proprie esigenze e specificità, offra agli studenti delle scuole superiori delle giornate di lavoro all’interno di Milano-Bicocca portandoli a conoscere la realtà di Ateneo ma soprattutto la realtà formativa. Noi vorremmo che queste iniziative organizzate dalle facoltà fossero una proposta di Ateneo che sia in grado di far conoscere per le singole facoltà/dipartimenti, quali sono i percorsi formativi, i tipi di approcci e i percorsi di studio che gli studenti dovranno affrontare.
 
Ci si rivolgerà a gruppi piccoli o grandi di studenti?
Al momento sono in valutazione diverse ipotesi ma non abbiamo ancora deciso se la scuola avrà una formula totalmente aperta o se vi saranno criteri di ammissione o iscrizione.
Cosa ci sarà accanto alla parte didattica?
La volontà è quella di far conoscere, prima di una scelta che certo in quel momento non è definitiva ma che se resta tale diventa poi problematica, non solo il tipo di studio al quale vanno incontro ma soprattutto il tipo di professione o di offerte lavorative che incontreranno. Perché molto spesso non sanno che tipo di domanda il mercato ha nei loro confronti o quali sono le figure professionali che hanno una maggiore possibilità di trovare un impiego. L’idea è quella di affiancare ai docenti anche professionisti del settore che possano spiegare come accedere al mondo del lavoro ma anche di che cosa il mondo del lavoro ha bisogno. Molto spesso le domande che fanno i ragazzi riguardano proprio le modalità di accesso al lavoro: “come si fa” per entrare, quali sono tappe e passi per diventare, ad esempio, consulente del lavoro o giornalista. Credo che questo sarebbe un salto di qualità per la nostra università, perché guardandoci intorno non ci sono offerte di orientamento strutturate così.
 
In quale periodo si dovrebbe svolgere la scuola estiva?
Attualmente le iniziative di orientamento si svolgono durante l’anno scolastico. La collocazione ideale di questo progetto sarebbe invece alla conclusione dell’anno scolastico, quando gli studenti sono liberi da impegni. In questo senso, target privilegiato potrebbero essere anche gli studenti del quarto anno della scuola superiore.
Quali sono le azioni per gli insegnanti? 
In un quadro integrato con le risorse dell’Ateneo che già operano in materia l’obiettivo è quello di fare cultura dell’orientamento che stimoli complessivamente il rapporto con le scuole. Quindi l’orientamento è duplice: sui ragazzi e sugli insegnanti. La strategia già in atto prevede il coinvolgimento del Centro Universiscuola di Milano-Bicocca che ha sede a Villa Forno e che svolge formazione per gli insegnanti. Il punto nodale, infatti, è che se è vero che l’università conosce poco la scuola di oggi è anche vero il contrario: gli insegnanti hanno bisogno di essere orientati sull’università di oggi perché possano, a loro volta, orientare i propri studenti nella scelta. L’Ateneo sta compiendo lo sforzo di andare anche incontro agli insegnanti aiutandoli a conoscere la realtà universitaria di oggi che è notevolmente diversa rispetto al passato e che tra l’altro è in continuo divenire. 
Quali sono le azioni specifiche per le lauree magistrali? 
Dall’analisi dei dati di iscrizione effettuata dal Settore Orientamento è emerso che vi è una crescita degli immatricolati alle lauree magistrali provenienti da Puglia e Sicilia (più 22 per cento nell’ultimo anno, NdR), per cui si è deciso di estendere il nostro campo informativo con azioni mirate a queste regioni. Ma più in generale, noi abbiamo necessità di farci conoscere da chi decide di completare il proprio percorso in una città come Milano che può offrire molte opportunità di lavoro. La nostra sfida però resta quella di riuscire a essere maggiormente incisivi sul territorio della Lombardia creando maggiore mobilità per acquisire studenti laureati in altre università. L’impressione è che le nostre lauree magistrali hanno un buon appeal.
 
 

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