Musica, ecco il mix perfetto per i successi da spiaggia

di Veronica D'Uva e Alessandra Ferluga 
Tecnicamente si chiama earworm (ohwurm, in tedesco) e vuol dire “verme nell’orecchio”. Quel motivetto di cui non riusciamo a liberarci, un vero e proprio tormentone, un tarlo che ci ossessiona e che è intrusivo, non possiamo fare a meno di sentirlo nella nostra testa, o di canticchiarlo. Ma cos’è esattamente che lo rende tale? Per comprendere il fenomeno da vicino lo abbiamo analizzato da tre diverse prospettive.
«Il tormentone musicale estivo – spiega la psicologa Alice Mado Proverbio- è un frammento breve, ripetitivo (catchy, sticky, cioè appiccicoso), molto ritmato, spesso accompagnato da uno slogan verbale o poche parole, meglio se prive di senso».
«Dal punto di vista neurale –continua Proverbio- si tratta di “immaginazione musicale involontaria”, ovvero si attiva una traccia mnemonica nella corteccia temporale superiore, deputata alla memoria per i suoni. La chiave e il successo del motivetto risiedono nelle sue forti proprietà collative, per cui viene memorizzata in profondità. Le cause possono essere le condizioni di apprendimento (intensità ad alto volume, infinite ripetizioni, valenza emotiva). La valenza emotiva aumenta se c’è un richiamo per esempio alla sfera sessuale, stimoli forti e a ritmo rapido stimolano l’amigdala e l’ippocampo (il ricordo è dunque migliore). Il motivetto può colpire anche perché la melodia è insolita, presenta un profilo melodico interessante, sorprendente, commovente, con intervalli inusuali».
Tormentoni estivi ma non solo. E se la stagione in cui i tormentoni la fanno da padrone sembra essere l’estate, questo non è necessariamente vero soprattutto negli ultimi anni, come ci spiega Oscar Ricci, sociologo della comunicazione. «Pensiamo ad esempio al successo della canzone di Gabbani, che imperversa ininterrottamente da febbraio, per risalire a qualche anno fa, Happy di Pharrell Williams, che è stata un tormentone invernale. Piuttosto durante il periodo estivo viviamo in un periodo lungo due mesi abbondanti, caratterizzato da quello che i giornalisti chiamano slow news day (poche informazioni rilevanti da dare), e quindi i media si riempiono di notizie di cronaca nera o di costume, tra cui appunto i tormentoni».
Da tormentoni a meteore. Spesso accade che gli interpreti di brani che in una data stagione spopolano, non superino poi la prova del tempo e vengano dimenticati. «Abbiamo autori di tormentoni che godono di una carriera solida e duratura (pensiamo a Mare Mare di Luca Carboni, per esempio) – spiega Ricci- e altri che durano lo spazio di un'estate. Uno dei casi più interessanti dell'ultima categoria credo sia quello di Valeria Rossi, che con "Tre parole" ha monopolizzato l'estate del 2001, per poi sparire quasi completamente dalle scene. Tra l'altro questa canzone ha la particolarità di rappresentare perfettamente la funzione marcatempo tipica dei tormentoni (tutti l'abbiamo sentita solo durante l'estate 2001, quando la si riascolta la memoria va direttamente lì), però per alcuni, il ricordo che suscita non è più quello di un'estate spensierata, come sia testo che melodia vorrebbero suggerire, bensì quello delle fasi più cruente del G8 di Genova e in particolare la morte di Carlo Giuliani, dato che Blob aveva usato costantemente questo pezzo come colonna sonora della sparatoria».
La musica nell’era della viralità. «Ci troviamo davanti un mondo che è molto diverso rispetto a vent'anni fa – continua Ricci-: prima il tormentone aveva una nascita più facile dato che i mezzi di riproduzione tecnica erano più limitati, tendenzialmente radio e grandi festival musical-mediatici estivi che oggi non esistono più, come il Festivalbar (ora parzialmente ripreso con il Wind Summer Festival). Oggi il proliferare di soluzioni tecniche per l'ascolto (Spotify, YouTube, tutti i social) teoricamente rende più difficile l'imporsi di una sola canzone come unico tormentone, facendo esplodere l'ascolto massificato in una serie di nicchie, tanto che per un po' si è ipotizzato che il fenomeno del tipico tormentone estivo potesse essere considerato concluso. In realtà quando ci troviamo davanti a un pezzo molto forte come composizione e cura mediatica il tormentone è ancora possibile, come abbiamo potuto vedere l'anno scorso con i casi di "Andiamo a comandare" di Fabio Rovazzi e "Vorrei ma non posto" di J-Ax e Fedez, non a caso artisti che fanno del web la loro principale fonte creativa e di promozione. Ovviamente dato che viviamo in un mondo dominato dalla viralità e dai meme è scontato che quando si afferma un tormentone molte persone saranno tentate di crearne una parodia, per cercare di convertire la popolarità del fenomeno parodiato in un successo personale. Sempre l'anno scorso, per esempio, un fenomeno molto interessante è stato quello di Grax, utente YouTube che ha parodiato sia "andiamo a comandare" (diventa "solo combo col gigante) sia "vorrei ma non posto" (diventa "vorrei ma non shoppo") sostituendone il testo per commentare il gioco Clash Royale, così da creare un fenomeno virale che riesce a sfruttare la rispettiva popolarità sia delle canzoni che del gioco».
Parola d’ordine: leggerezza. Un’idea simpatica e diretta che ammicca allo spettatore. Un ritornello orecchiabile che ci invita a cantarlo, un ritmo che fa venir voglia di muoverci. Ecco cosa trasforma un brano musicale in un tormentone e a spiegarcelo è il musicologo Emanuele Ferrari. «E poi leggerezza. Chi vorrebbe piangere su una spiaggia affollata? Infine la cosa più importante: un tormentone riesce a dare a chi lo canticchia per strada la sensazione a buon mercato di non essere solo, di essere il protagonista della canzone e soprattutto della propria vita. Con buona pace di qualche accigliato filosofo, la musica leggera ci riesce benissimo».
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