BlaBlaSchool, un'idea per semplificare gli spostamenti casa-scuola

di Maria Antonietta Izzinosa
Aiutare i genitori, e in particolare le mamme, a gestire la quotidianità. È l’obiettivo di BlaBlaSchool, l’App ideata da Sara Elli, una giovane studentessa di Psicologia dei processi sociali, decisionali e dei comportamenti economici, che già durante i suoi primi anni di studio in Bicocca ha iniziato a occuparsi di equità di genere e decent work. L’App non è ancora stata sviluppata, ma l’intuizione è piaciuta agli organizzatori del premio Youth in Action for Sustainable Development Goals, promosso da Fondazione Italiana Accenture, Fondazione Eni Enrico Mattei, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.
BlaBlaSchool permetterebbe a mamma e papà di organizzare lavoro e vita privata. «La mia proposta è un'applicazione che nella logica di BlaBlaCar permetta di massimizzare l'utilizzo delle vetture fornendo passaggi a chi deve fare lo stesso tragitto – spiega Sara -. I beneficiari sono però soggetti particolari: bambini che devono andare e tornare da scuola. I genitori che lavorano, spesso, faticano a rispettare gli orari delle scuole, tra il traffico e altri imprevisti. Forse non lo sanno, ma non sono soli e nel loro quartiere chissà quante altre mamme e papà andranno a portare e prendere i figli nella stessa scuola, agli stessi orari, ma con una macchina diversa».
L’idea è nata dal progetto di tesi di Sara – svolto sotto la supervisione di Elisabetta Camussi, docente di psicologia sociale - che indaga due degli obiettivi di sviluppo sostenibili promossi dall'ONU: equità di genere e decent work. «Lo scopo della mia ricerca è indagare quali sono le risorse e le capacità che permettono alle donne di affrontare le difficoltà che incontrano nel corso della loro carriera – continua Sara -. Durante i miei studi ho potuto prendere atto che una problematica centrale è quella dell'equilibrio vita privata-lavoro che incide sulla possibilità di sperimentare decent work; ciò è dato dal fatto che ancora oggi sembra prevalere la tradizionale divisione di genere del lavoro di casa in cui le donne si occupano in misura eccessivamente maggiore rispetto agli uomini della casa e della cura dei bambini. Questo gender gap è tanto consistente da poter parlare di tripla presenza delle donne: impiegate nel lavoro di cura della casa, di cura dei figli e dei genitori anziani e nella loro professione».
Un percorso di ricerca coltivato già dal suo primo anno in Bicocca. «Mi sono iscritta al corso di laurea in Psicologia perché volevo aiutare gli altri – racconta -, un desiderio che non ho mai abbandonato, neanche ora che il mio percorso professionale sta prendendo una strada precisa. Dal 2016 ad oggi ho partecipato al progetto di tutorato per aiutare le matricole a orientarsi nel mondo universitario, ho poi ho focalizzato i miei studi sull’equità di genere per aiutare le donne a conciliare vita privata e lavorativa. Tema che mi è valso il premio Youth in Action for Sustainable Development Goals (SDGs) e uno stage a Microsoft, dove mi occuperò di progetti volti a favorire l'empowerment delle giovani donne e l'acquisizione di competenze tecnologiche in modo da diminuire il rischio di esclusione dal mondo del lavoro. Ma ai ragazzi che si iscrivono in Bicocca racconto anche di quanto sia stato formativo – sotto l’aspetto umano e professionale – partecipare, insieme a un team multidisciplinare, al progetto promosso dalla Commissione Orientamento d’Ateneo Hacking Health 2016 che mi ha permesso di ottenere un open badge e di vincere il premio Università Bicocca. Sono piccoli successi professionali costruiti giorno dopo giorno con l’aiuto dei miei docenti, cogliendo tutte le opportunità che mi ha offerto l’Ateneo».
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