In California per studiare le nuove forme di genitorialità

di Alessandra Ferluga
Temi come la procreazione assistita e la surrogazione di gravidanza, sono oggi spesso dibattuti in termini prevalentemente ideologici, ovvero come pratiche considerate giuste o sbagliate. Ma come si fa ad evidenziarne l’aspetto antropologico? Lo abbiamo chiesto a Corinna Guerzoni, che ha esplorato a fondo, queste tematiche grazie al suo percorso di studi, avvenuto interamente in Bicocca con una laurea Triennale in Scienze dell'Educazione e una Magistrale in Scienze Antropologiche ed Etnologiche .
Quando hai iniziato a studiare il tema della genitorialità di persone omosessuali?
Ho iniziato nel 2012, con il conseguimento della laurea magistrale, studiando la maternità lesbica in Lombardia. Successivamente ho analizzato il fenomeno più in profondità, facendo ricerca sulla genitorialità di persone omosessuali italiane che hanno fatto uso delle nuove tecnologie riproduttive all'estero (dal momento che in Italia vi sono restrizioni giuridiche in merito).
Questo argomento viene spesso dibattuto in termini ideologici (del giusto/sbagliato). Ti andrebbe di darci una chiave di lettura in termini scientifici?
In termini antropologici è uno degli aspetti culturali che caratterizzano la società contemporanea. Oggi questo argomento viene spesso dibattuto in termini ideologici, così come era avvenuto in passato per temi come l’aborto o il divorzio. Ma rimanendo in questa dicotomia si rischia di non analizzare il fenomeno nello specifico, bisogna andare in profondità, considerando anche altri aspetti. Sarebbe, per esempio, interessante capire, perché in Italia questa tematica provoca spesso avversione.
Nel 2014 Corinna Guerzoni ha vinto una delle quattro borse di dottorato erogate dall'Università Bicocca. Questo le ha permesso di proseguire i suoi studi e ampliando il campo di ricerca è approdata in California, per approfondire il fenomeno della surrogazione di gravidanza, tema ampliamente dibattuto. Se in Italia la surrogazione di gravidanza è analizzata da un unico punto di vista, quello dei genitori di intenzione, in California, ha avuto la possibilità di fare ricerca con le donne che offrono le proprie capacità riproduttive per fare venire al mondo nuove vite. Questo le ha permesso di estendere la ricerca alle terze parti riproduttive (le madri gestanti), che generalmente vengono rappresentate come attori silenti di questi percorsi, ma che, grazie all'analisi antropologica è possibile rappresentare in modi differenti.
“E' un tema caldo… credo ci sia estremo bisogno di raccontarlo in maniera scientifica”, afferma Corinna Guerzoni, che a settembre si trasferirà in California al Western Fertility Institute, per portare avanti le sue ricerche sulle tecniche di riproduzione medicalmente assistita.
 
 

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