L’elettronica che non ti aspetti: tesi e stage in Francia e Austria

di Lorenzo Mameli
Iniziare la propria carriera all’estero con una laurea in Elettronica: dalla Bicocca alla Francia all’Austria, per i laureandi e i dottorandi del nostro Ateneo arrivano nuove interessanti opportunità di formazione e lavoro, anche al di fuori dei confini nazionali. Il corso di laurea magistrale in Fisica, l’indirizzo “Stato solido ed elettronica” e il dottorato in Fisica e Astronomia prevedono frequenti contatti con aziende multinazionali, permettendo di applicare le competenze maturate nello studio e valorizzare il proprio talento, ad esempio con una tesi scritta durante uno stage retribuito all’estero. L’anno scorso uno di questi percorsi si è concluso con un’assunzione. I dettagli nell’intervista al professor Andrea Baschirotto, docente di Elettronica all’Università di Milano-Bicocca.
Come si sviluppano i contatti con le aziende che si occupano di elettronica?
L’elettronica si sta rivelando un settore trainante sotto molti punti di vista e quello che cerchiamo di fare è portare le ditte all’Università. Al Dipartimento di Fisica “Giuseppe Occhialini” il corso di laurea magistrale conta circa 45 studenti e nove di loro, il 20 per cento, hanno scelto l’indirizzo “Stato solido ed elettronica”. Già a livello di tesi è possibile avere un approdo nel mondo del lavoro, con percorsi retribuiti all’estero e retribuzioni che raggiungono i 1.200 o i 1.400 euro. Questo rapporto stabile con le aziende consente a laureandi e dottorandi di fare un’esperienza forte e valorizzare il proprio percorso di studi.
Quali sono i progetti che si sviluppano in Austria?
Infineon Technologies, nell’ambito di progetti per lo sviluppo di sensori per telefonini e circuiti per le auto con guida autonoma, finanzia due borse  di studio per dottorati di ricerca e tutti gli anni uno studente fa una tesi di laurea magistrale, pagato, in Austria. C’è la possibilità di collaborare con questa azienda prima come laureandi e poi come dottorandi: la nostra idea è quella di formare dottori di ricerca al 50 per cento in Università e al 50 per cento nell’industria, operando per sei mesi in laboratorio e sei mesi in azienda. Alla fine di tutto il percorso, si può anche giungere all’assunzione.
E in Francia?
Sempre in tema di formazione, lavoro e tesi sviluppate all’interno delle industrie, gestiamo una collaborazione con STMicroelectronics per lo sviluppo di sensori biometrici: tramite i finanziamenti del Governo Francese, tutti gli anni c’è uno stage per la tesi della laurea magistrale di uno studente della nostra Università, retribuito anche più di 1.200 euro al mese.
Infine, quali sono le frontiere della vostra ricerca nel settore dell’elettronica?
Il nostro gruppo è formato da quasi 20 persone: con Marcello De Matteis coordino l’attività di dottori di ricerca, dottorandi e laureandi, quasi tutti retribuiti con finanziamenti di ricerca da parte di enti pubblici e aziende. Abbiamo collaborato con Pirelli per il progetto “CyberTyre” e Conexant, una ditta californiana, nell’ambito dello sviluppo di interfacce per dispositivi a comando vocale. Naturalmente ci occupiamo anche di esperimenti di fisica: con il Max Planck Institute stiamo sviluppando un circuito per l’esperimento ATLAS al CERN e, sempre con il CERN, abbiamo sviluppato un rivelatore per future applicazioni bio-mediche. Abbiamo ricevuto due importanti finanziamenti dall’INFN e dal MIUR con il progetto PRIN per lo studio di circuiti integrati da 28 nanometri realizzati grazie alle tecnologie più avanzate, da impiegare in esperimenti sotto radiazione e nei cellulari del futuro, e poi sensori per ottimizzare la radioterapia, interfacce per interagire con il cervello e molto altro ancora.

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