Vivere la città. Con Ettore Favini esplorazioni vagabonde tra Milano e Parma per Bookcity Bicocca

Dopo la recente presentazione a Parma del capitolo conclusivo del progetto pubblico di Ettore Favini Nouvelles Flâneries -  una mostra diffusa e un catalogo -  l’artista interverrà il 15 novembre con la curatrice Valentina Rossi a uno dei 26 appuntamenti di Bookcity Milano promossi dall’Università.
Nella presentazione milanese, in un dialogo a più voci, si cercherà di scoprire le città attraverso percorsi inediti tra Milano e Parma,  giungendo a una loro possibile nuova mappatura. L’incontro sarà occasione per parlare di un differente approccio di vivere e attraversare i luoghi urbani grazie a differenti progetti di conoscenza del patrimonio culturale del territorio in cui la pratica di un camminare curioso e riflessivo diventa metodo consapevole per la nostra vita quotidiana. 
Abbiamo parlato di Nouvelles Flâneries  e delle sue connessioni con l’Università Bicocca con Valentina Rossi (curatrice del catalogo e dell’intero progetto), Franca Zuccoli ( Docente di Educazione all’immagine), Giampaolo Nuvolati (Pro-Rettore ai rapporti con il territorio e direttore del Dipartimento di sociologia e ricerca sociale) e Alessandra Donati (Docente di Diritto Comparato delle Obbligazioni e dei Contratti, esperta di legislazione del mercato dell’arte).
Dottoressa Rossi, come sono nati il progetto Nouvelles Flâneries e il libro di Ettore Favini di cui è curatrice, che  presenteremo in Bicocca nella settimana di Bookcity ?
Lo scopo del progetto era quello di approfondire l’idea del flâneur, e quindi della Flâneries, in ambito storico artistico, soprattutto legato alle pratiche contemporanee. Con questo presupposto nel 2018 è stato realizzato un workshop a cui hanno partecipato studenti, professionisti e liberi cittadini (anche alcuni colleghi della vostra Università). Quasi contemporaneamente è iniziata la fase di ricerca nell’Archivio di Parma e nella Biblioteca Palatina: lo studio e le “scoperte” fatte in quelle sedi ci hanno permesso di iniziare a pensare al progetto sotto differenti punti di vista, non solo una residenza e la restituzione di tracce effimere per la città, ma un lavoro che nel tessuto cittadino poteva inserirsi attraverso uno stato permanente. Nasce quindi l’idea di riportare su alcuni muri di Parma frasi di celebri “viaggiatori” che, prima di Favini, sono passati in città lasciando memorie, diari, appunti e articoli. In due anni sono state realizzate una serie di iscrizioni su targhe di cemento, trattate con la tecnica della scagliola carpigiana, e posizionate in modo permanente sulle facciate di alcuni palazzi del centro storico. Ogni lastra riporta quindi un’impressione o un ricordo di Parma nato dalla penna di un “viaggiatore” che ha la ha visitata, in un viaggio reale o immaginario.
Quest’opera è pertanto un omaggio alla città, le singole targhe infatti sono state donate agli abitanti dei palazzi. Il catalogo - nato alla fine della seconda fase del progetto nel 2019 - ha lo scopo di restituire parte della progettazione attraverso la voce di altrettanti autori, che analizzando i nodi critici emersi dall’opera di Favini, presentano degli approfondimenti legati a diversi ambiti di indagine. Dal progetto emergono alcuni approfondimenti di natura storico critica quali una rigenerata idea di monumento, la rilettura dell’oggetto scultoreo, la pratica del camminare come ricerca artistica e l’idea di mappatura come esito della ricerca. Nouvelles flâneries ha pertanto risollevato alcune questioni legate all’arte pubblica e alla memoria, attraverso soprattutto la ricerca in archivio, un soggetto questo che si sta “animando” e sta diventato - sempre più spesso - il nucleo di molte pratiche artistiche.
Perchè. professoressa Zuccoli, avete deciso di partecipare alla proposta Nouvelles Flâneries?
La decisione di recarci a Parma, testando in diretta un modo diverso di vivere la città, la dobbiamo a un suggerimento di Alessandra Donati che, sapendo il lavoro che negli ultimi anni stiamo proponendo con le passeggiate nel quartiere (come ad esempio i Tour guidati ai luoghi gregottiani, e Bicocca racconta), ci ha messo in contatto con Ettore Favini. Il confronto, la sperimentazione, la partecipazione a questa azione (workshop su una nuova forma di narrazione del territorio) sono risultati elementi estremamente significativi per ripensare il modo di vivere le due città. Questa attenzione al coinvolgimento delle persone, alla conoscenza e scoperta dei luoghi, da realizzare in modo condiviso con altri, sono stati passaggi che ci hanno permesso di guardare con occhi diversi le nostre stesse proposte e, così, di innovarle.
Un aspetto veramente significativo è stato l’incontro con le persone,la scoperta di angoli della città inusuali per chi segue percorsi turistici standardizzati. Vagabondare nei quartieri, perdersi e ritrovarsi grazie agli incontri con testimoni privilegiati ci ha permesso di accostarci al patrimonio culturale in un modo diretto, in cui le narrazioni personali e collettive permettono il recupero di tracce ormai nascoste dal tempo e lo sviluppo di nuove prospettive.
Anche le targhe (nate dal lavoro di ricerca dell’artista negli archivi) ed ora ornano le vie di Parma, sono punti di interesse che chiedono un tempo diverso ed  invogliano il passante ad alzare lo sguardo a soffermarsi ponendosi delle domande. Presentare questo libro qui in Bicocca è un modo per coinvolgere la cittadinanza e per incentivare la loro partecipazionesempre più attiva alle iniziative aperte dell’ Università.
Professor Nuvolati, lei lavora da anni sulla figura del flâneur come esploratore della città. Avrebbe mai pensato che questo approccio sarebbe divenuto il nuovo pretesto per un progetto artistico contemporaneo?
Certo. Lo considero quasi uno sbocco naturale. Il flâneur, infatti, si muove nella città senza una meta precisa, mosso spesso dall'istinto e dalla curiosità, cioè gli stessi elementi che portano l'artista ad intraprendere un percorso creativo senza sapere di preciso qual è il suo obiettivo concreto. Inoltre il rapporto tra il flâneur e lo spazio urbano è molto stretto, fatto di rêverie, inusitate aperture prospettiche che spiazzano il visitatore tradizionale, allo stesso modo in cui l'artista lo provoca. In sintesi sembrano esserci molte affinità tra questi due personaggi e la storia è piena di artisti che amavano camminare, e di flâneurs e flâneuses che nei momenti di pausa si concedevano il piacere di dedicarsi all'arte. Non a caso Charles Baudelaire identificava nel pittore Costantin Guy l'antesignano della figura del flâneur. 
Nella formazione dei giovani occorre fare in modo che il loro perlustrare la città sia lento e riflessivo, dunque sia in parte in antitesi al continuo e spasmodico ricorso alla strumentazione tecnologica, tipico dei nostri giorni e spesso orientato ad un uso troppo strumentale degli spazi pubblici. Dobbiamo impegnarci affinché la parte del fanciullo-artista che è in ciascuno noi non soccomba sotto i colpi della indifferenza per tutto ciò che ci circonda, ma anzi sia di stimolo per intraprendere nuovi e fantasiosi viaggi nel mondo o, più semplicemente, in un angolo del nostro quartiere.
Professoressa Donati, da anni si occupa di archivi d'artista. Questo evento di Bookcity dimostra che dall'esperienza degli archivi d'artista possono nascere nuovi progetti che mettono in rete competenze e conoscenze diverse fra loro. Vorrebbe darci il  suo punto di vista?
L’archivio d’artista è un soggetto dinamico, impegnato nella ricostruzione della produzione di un artista, ma anche strumento di conoscenza del contesto storico e sociale in cui l’artista ha operato e dei suoi interessi. Tra gli scopi di un archivio vi è certamente anche la condivisione dei dati e della documentazione inventariati e catalogati al fine di diffondere le conoscenze acquisite. 
Gli Archivi degli Artisti, ma anche quelli dei collezionisti e delle gallerie, rappresentano dunque una imprescindibile fonte di conoscenza della produzione autentica di un artista e della storia del mondo e del mercato dell’arte.

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Nouvelles Flâneries. Sguardi e racconti di esplorazioni più o meno vagabonde tra Milano e Parma
Intervengono: Ettore Favini, Valentina Rossi
Con la partecipazione di: Giampaolo Nuvolati, Alessandra De Nicola, Alessandra Scarazzato, Franca Zuccoli e le studentesse Paola di Chio, Silvia Venier e Silvia Zizza.
15 novembre 2019, ore 15.30
Biblioteca di Ateneo - Edificio U6 - 2° piano
(Piazza dell’Ateneo Nuovo 1, Milano)
https://www.unimib.it/bookcity
https://bookcitymilano.it/eventi/2019/nouvelles-flaneries-sguardi-e-racconti-di-esplorazioni-piu-o-meno-vagabonde-tra-milano-e-parma

Highlight
Ettore Favini fino al 12 gennaio è al Museo del Novecento con l’installazione site-specific "Atlantico" vincitore (ex-aequo con il lavoro di Eugenio Tibaldi "Giardino Abusivo") del concorso indetto dal Comune di Milano in occasione di “Leonardo 500” per la progettazione e produzione di opere d’arte contemporanea ispirate al genio di Leonardo da Vinci.
 

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