Un piano B per il clima: rischi e vantaggi della geoingegneria solare

Il 2018 è stato l’anno più caldo in Italia da quando si misurano le temperature sistematicamente. Quello appena passato è stato anche l’anno che ha fatto registrare una crescita del 2,7% delle emissioni di anidride carbonica globalmente. Nel frattempo, l'Antartide ogni anno perde una massa di ghiaccio sei volte superiore a quella che ha perso negli ultimi 40 anni. La scienza si interroga su nuove soluzioni per affrontare i cambiamenti climatici. Ne abbiamo parlato con Marco Grasso, del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano-Bicocca, che in un articolo recentemente pubblicato su Global Policy (doi: 10.1111/1758-5899.1264 https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/1758-5899.12646) analizza la fattibilità della geoingegneria solare.

Cosa sta succedendo al clima?

Il clima è impazzito, in gran parte a causa dell’attività umana, e non sembra che l’umanità sia in grado di – o voglia – affrontare seriamente il problema. Quindi, da più parti si ritiene che sarà necessario ricorrere a interventi di emergenza: fra questi la “geoingegneria solare” è sicuramente il più accreditato fra i “piani B”. L’abbattimento delle emissioni rimarrebbe il piano A.

Cosa prevede la geoingegneria solare?

Sostanzialmente, questo approccio consiste nello sparare’ particelle di zolfo nella stratosfera per schermare la radiazione solare e quindi ridurre le temperature globali. Un po’ come era avvenuto nel 1991 dopo la gigantesca eruzione del vulcano Pinatubo nelle Filippine che ha scaricato nella stratosfera circa dieci milioni di tonnellate di zolfo con l’effetto di ridurre le temperature globali mediamente di 0,5 °C nei due successivi anni.

Ci sono controindicazioni?

Può essere pericoloso regolare il ‘termostato globale’ in questo modo. Potrebbe essere un’ulteriore testimonianza della dissennata onnipotenza umana che invece di regolare il clima rischierebbe di dannarlo. Ma se davvero gli sforzi di abbattimento delle emissioni difficilmente ci consentiranno di evitare la catastrofe climatica, come la scienza pressoché unanimemente afferma, un piano B di emergenza potrebbe essere molto utile. E comunque la geoingegneria solare potrebbe essere una necessaria strategia complementare all’abbattimento delle emissioni, che rimane il piano A – poiché affronta le cause del problema e non solo gli effetti come invece fa la geoingegneria solare – per contrastare il riscaldamento globale atteso.

Quali sono i rischi per l’ambiente?

Le incertezze sugli effetti fisici che potrebbe provocare disperdere nella stratosfera delle particelle di zolfo sono molte. Per esempio, non si sa ancora quali potrebbero essere le ripercussioni sulle precipitazioni: potrebbe piovere molto di più in zone in cui non piove particolarmente o potrebbe provocare grande siccità; o, ancora, lo zolfo disperso in atmosfera potrebbe aumentare l’acidificazione degli oceani, stravolgendo la vita marina.

Ci sono altri limiti alla fattibilità della geoingegneria solare?

Il punto è questo: chi avrebbe l’onore e l’onere di determinare come “regolare” il termostato? Dal punto di vista tecnico la geoingegneria solare è uno strumento relativamente semplice: il mantenimento di una flotta di aerei per depositare nella stratosfera le particelle di zolfo costerebbe circa una decina di miliardi all’anno. Ma questa sua facilità tecnica ha diversi rovesci della medaglia: la geoingegneria solare potrebbe, per esempio, essere utilizzata da eventuali gruppi terroristici che volessero minacciare alcuni paesi. In termini di governance, quella della geoingegneria solare è molto simile alle armi nucleari, prima che venissero regolamentate: chi la detiene può utilizzarla come vuole.  

A che punto è la ricerca in questo campo?

Si dovrebbe avere la possibilità di fare esperimenti al di fuori dei laboratori. A breve partirà il primo esperimento in Arizona, portato avanti dall’Università di Harvard e finanziato da una serie di soggetti privati americani, fondazioni di grandi banche, istituzioni finanziarie. La questione aperta rimane soprattutto quella della governance di questa tecnologia: dovrebbe essere quanto più aperta, inclusiva e trasparente possibile. Bisogna capire come usare la geoingegneria solare nell’interesse pubblico e generale, piuttosto che nell’interesse privato di chi lavora su questo tema o ne finanzia i progetti.

Quali sono le sue raccomandazioni per aumentarne la fattibilità della geoingegneria solare?

Innanzitutto la governance della geoingegneria solare dovrebbe assicurare a questa tecnologia legittimità e accettazione. Inoltre dovrebbe prevedere strumenti di giustizia procedurale per favorire la partecipazione di tutti i soggetti portatori di interesse e non essere imposta dall’alto. A questo fine, non è necessario creare nuove istituzioni internazionali perché questo aggiungerebbe complessità in un panorama istituzionale già affollato.: le attuali istituzioni internazionali sono sufficienti.
 

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