Riccardo Iaconelli

Un laureato Bicocca a bordo del team per la trasformazione digitale del Paese

Una sfida impegnativa ed entusiasmante: digitalizzare la Pubblica Amministrazione e favorire lo sviluppo e l’utilizzo di piattaforme open source. Riccardo Iaconelli e il Team per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio, guidato da Diego Piacentini, stanno lavorando per riuscirci. In che modo? Lo abbiamo chiesto a Riccardo, laureato in Fisica presso l’Università di Milano-Bicocca e tra i fondatori del progetto WikiToLearn.

Come sei entrato a far parte del Team?
Ho saputo della posizione via Twitter. Ho mandato il mio curriculum, ho superato tre round di colloqui ed… eccomi a Roma! Sono parte di una realtà di circa venti persone, professionisti provenienti dalle aziende più innovative del mondo, che stanno dedicando un paio di anni della propria vita per cercare di traghettare la Pubblica Amministrazione nel mondo del digitale. Consci del poco tempo a disposizione, investiamo molte energie per fare sistema: da una parte trasferire la nostra conoscenza nelle realtà più innovative, dall’altra insegnare nuovi metodi di sviluppo agili e performanti.
Cerchiamo di impostare ogni azione in modo che continui anche dopo la fine della gestione commissariale. Per questo motivo quando sviluppiamo si parla di piattaforme abilitanti, ovvero una serie di tecnologie di base, che non serviranno solo per il funzionamento interno della PA, ma che saranno aperte all’utilizzo da parte di privati, siano essi aziende o semplici cittadini. L’idea è di evolvere gli strumenti di base che ogni cittadino porta con sé, per trasformarli in strumenti all’avanguardia del mondo digitale, dalla nuova carta di identità al sistema pubblico di gestione dei dati. E ovviamente, creare un modello di riferimento per ogni sviluppo futuro.
Di cosa ti occupi all'interno del Team?
Sono il responsabile, insieme ad altri due colleghi, di definire e guidare la strategia Open Source del Paese. Abbiamo chiamato questo progetto Developers Italia, per assonanza con le iniziative di altre grandi realtà private. È un progetto che ho molto a cuore perché coinvolge ognuno di noi, non solo nell’utilizzo dei servizi, ma anche nella loro creazione e ideazione. Tra i nostri obiettivi c’è quello di far rilasciare tutto il codice prodotto dalle PA con licenze Open Source, in sistemi collaborativi (come GitHub), dove terze parti possano inviare suggerimenti e miglioramenti, e addirittura, ove volessero, prendersi in carico la responsabilità di gestire e aggiornare parti del software stesso. Questo nuovo paradigma permette sia di dare una maggiore visibilità alle competenze presenti dentro e fuori la PA, sia a ogni cittadino volenteroso di attivarsi per trasformare, in modo concreto, il proprio Paese.
Ovviamente questo processo genera una serie di desiderabilissimi effetti secondari. Ad esempio, abbatte i costi di sviluppo del software pubblico: sono finalmente disponibili per le amministrazioni centinaia di software prelavorati che devono solo essere integrati, e non più riscritti da zero: è più facile aggiornarlo e diminuire i bug. Si aprono anche nuovi modelli di business, poiché diventa più semplice fornire software innovativi alle amministrazioni del territorio. Con tecnologie compatibili, i dati sono gestiti in modo simile, e posso fornire lo stesso servizio a più territori senza aver bisogno di sviluppare costosi adattatori.
Quali sono gli obiettivi del progetto e quali quelli affidati a te, in particolare?
Scopo di Developers Italia è coinvolgere sviluppatori, tecnici, software house e università alla creazione delle infrastrutture tecnologiche del paese. Siamo partiti in grande: il primo compito che ho avuto è stato aiutare nell’organizzazione di Hack.Italia.2017, il più grande hackathon mai realizzato in Italia. Io in particolare mi occupo di creare, coordinare e gestire questa comunità, di aiutare a scrivere le linee guida per lo sviluppo software, che guideranno tutte le PA nella scrittura e pubblicazione del software, di aiutare la nascita di hub di sviluppo aperto, dei cosiddetti hackerspace, che nasceranno a breve in diverse città italiane, laboratori di innovazione aperti e liberi.
Inoltre mi occupo di licenze software, di contatti con le comunità open e di interfacciarmi con le pubbliche amministrazioni per agevolare la pubblicazione del loro software su Developers Italia. Ovviamente, questa è solo la punta dell’iceberg: in un team di venti persone con obiettivi così ambiziosi, i compiti sono i più vari.

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