Smog dannoso per il cervello. Quattro mosse per "ripulire" l'aria

Smog e inquinamento. Fari puntati su particelle ultrafini e nanoparticelle. Negli ultimi anni l’attenzione da parte della comunità scientifica si sta concentrando su questo tipo di particolato atmosferico e sulle conseguenze sulla salute. Il Centro di ricerca POLARIS dell’Università di Milano-Bicocca da tempo si occupa di questi temi e il mese scorso i risultati degli studi più recenti sono stati discussi nel convegno Aria e salute. Il futuro della ricerca e l’innovazione sostenibile.  

Data la loro dimensione nanometrica e la capacità di traslocare dai polmoni ad altri organi, l’esposizione alle particelle ultrafini può avere effetti negativi sul sistema nervoso centrale. «Tra le persone coinvolte in recenti studi clinici ed epidemiologici– spiega Paola Palestini, docente di biochimica presso il dipartimento di Medicina e chirurgia dell'Università di Milano-Bicocca – gli anziani e i bambini esposti sono risultate le categorie di persone più a rischio per disfunzioni cognitive».
I ricercatori del dipartimento di Medicina e chirurgia, utilizzando modelli in-vivo, hanno dimostrato che l’esposizione al particolato fine o ultrafine attiva meccanismi infiammatori e stress ossidativo a livello del sistema nervoso centrale. «E’ noto – prosegue Palestini - che questi processi possono influenzare il normale sviluppo e maturazione cerebrale - si ricorda che la maturazione finale del cervello avviene intorno ai 20 anni - spiegando così la suscettibilità all’inquinamento atmosferico dei bambini». D'altro canto, neuroinfiammazione e ROS (specie reattive dell’ossigeno) sono alla base di tutte le patologie neurodegenerative, quindi si può pensare che in persone suscettibili che vivono in aree inquinate, questo possa essere concausa della patologia neurodegenerativa più comune, l’Alzheimer».

Per la salute, ma non solo, diventa urgente orientare le scelte energetiche e di mobilità verso nuove strade. «Circa la metà della popolazione italiana – spiega Matteo Colleoni, mobility manager dell’Ateneo - vive oggi all’interno di estese aree metropolitane che coprono all’incirca un decimo del territorio nazionale. Si tratta di aree densamente abitate caratterizzate da un’elevata presenza di attività produttive, commerciali e di infrastrutture». Nelle aree metropolitane, le persone continuano a spostarsi utilizzando ancora in modo consistente i mezzi motorizzati privati, in particolare nelle zone più decentrate, dove si concentra la popolazione metropolitana. E così le immissioni di inquinanti sono troppo elevate e l’attuazione di politiche integrate diventa necessaria. «Sono necessarie politiche dei trasporti finalizzate a ridurre il tasso di proprietà delle autovetture private – suggerisce Colleoni -». L’ideale sarebbe portarlo ai valori delle città europee più virtuose: meno di 350 autoveicoli ogni mille residenti e far sì che autovetture private, trasporto pubblico e mobilità a piedi e in bicicletta abbiano almeno lo stesso peso. Oggi, invece, l’utilizzo delle vetture private è superiore al 65 per centro degli spostamenti totali. «Le politiche territoriali – continua Colleoni - orientate a contenere il consumo di suolo e a contrastare la dispersione degli insediamenti, devono prevedere l’adozione di Piani della mobilità sostenibile (PUMS) prescrittivi, e non più solo facoltativi, e applicati al territorio metropolitano, al di là dei confini amministrativi dei comuni che lo compongono». Servirebbe, poi, uno sforzo in più per incentivare l’acquisto di mezzi di trasporto pubblico e privati più sostenibili e viceversa estendere le aree a traffico limitato. «Infine – ricorda Colleoni – le politiche di supporto all’innovazione tecnologica dovrebbero consentire di aumentare la quota modale elettrica e ibrida».

«L’esperienza delle città europee all’avanguardia nel governo della mobilità  – prosegue Colleoni -  ricorda che nessuna politica isolata porta a risultati positivi e che, come sollecitato dalla Comunità europea, sia necessario adottare Piani della mobilità urbana sostenibile che sappiano affrontare i problemi in modo integrato e complessivo. Nella convinzione che le aree metropolitane e le popolazioni che le abitano, piuttosto che continuare a essere causa delle pratiche insostenibili, possono diventare il contesto in cui sperimentare e diffondere soluzioni virtuose per la mobilità urbana».

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