Smascherare le fake news? Un gioco da “ragazzi”

«Verifica delle fonti, spirito critico e tanta curiosità». È questa la ricetta per non cadere nella trappola delle “fake-news”.  Notizie false, costruite ad arte per generare disorientamento, fomentare l’odio o che, in periodi complicati come quello che stiamo vivendo per la gestione dell'emergenza coronavirus, contribuiscono al dilagare di sentimenti di panico e angoscia. A  Monica Guerra, docente di Pedagogia sociale del dipartimento di Scienze umane per la formazione “R.Massa” dell’Università di Milano-Bicocca,  abbiamo chiesto se e quanto le nuove generazioni possano essere in grado di difendersi da queste insidie del web e in quale fase diventa decisivo l'intervento degli adulti.
Professoressa, le nuove generazioni sono più "attrezzate" a smascherare le fake-news?
C’è una tendenza diffusa ad accogliere come veritiere le notizie che si trovano in rete, sui social. Come per generazioni precedenti la televisione ha rappresentato, e per molti ancora rappresenta, un riferimento importante e dunque credibile, per le più giovani quel riferimento, anche solo perché è uno spazio abituale e di costante frequentazione, è spesso rappresentato dai social. Molti tra i più giovani hanno dalla loro una competenza tecnologica e un’abitudine all’utilizzo della rete più ampie di diversi adulti, un aggiornamento più frequente su strumenti e mezzi: questo può essere un grandissimo aiuto, perché questa parte più tecnica è il presupposto per potersi muovere nella rete. Tuttavia, anche se la consuetudine genera dimestichezza e dunque potrebbe portare a una maggior capacità di distinguere tra vero e falso, la dimestichezza da sola non basta, così il rischio di cadere nelle trappole delle fake news resta altissimo per tutti.
Perché le fake news possono essere pericolose?
Alcuni recenti episodi, relativi anche alle stesse pagine social del nostro Ateneo, sono la prova della pericolosità delle fake news. In questo momento il nostro Paese sta vivendo un momento di emergenza straordinario, eppure alcuni non hanno remore a diffondere notizie false che hanno proprio lo scopo di generare contrasti, di fomentare odio virtuale. Le fake news possono avere la forma di una notizia vera e propria, confondendo il lettore con la sua apparente verosimiglianza, oppure possono assumere una veste più frendly, ma in ogni caso veicolano ugualmente una notizia falsa e insinuano il seme dell’esclusione, dell’odio. Per questo le fake news sono pericolose: perché non sono prese di posizione argomentate, a partire dalle quali si potrebbe aprire un contraddittorio, ma menzogne mascherate, talvolta addirittura costruite nascondendo nella notizia principale una sotto-informazione che veicola un messaggio pronto a scatenare haters, e quindi più subdole, più difficili da riconoscere.
Bambini e adolescenti come possono imparare a difendersi da questi fenomeni?
Permettere a bambini e adolescenti di imparare a riconoscere una notizia falsa e, in questo modo, a difendersi dalla sua pericolosità e dai suoi numerosi effetti collaterali, è una priorità. Quanto più abitiamo, e abiteremo, società dove le informazioni sono diffuse e apparentemente accessibili a tutti, tanto più diventa urgente che ognuno sia messo nelle condizioni di poter leggere e, se necessario, decriptare quelle informazioni. In questo senso gli adulti hanno una grandissima responsabilità, sia nel mostrarsi per primi attenti a non accogliere per vera qualunque notizia, sia nel favorire un atteggiamento curioso e critico, interessato all’approfondimento. Questo è uno dei compiti principali del mondo adulto, dall’informazione alla politica, fino all’educazione: mentre si moltiplicano le opportunità di accedere alle informazioni, promuovere attenzione e rigore perché queste possano diventare conoscenza. Ciò significa, ad esempio, permettere di padroneggiare gli strumenti in modo consapevole, ma anche e soprattutto educare a raccogliere informazioni organiche, a non limitarsi alla prima notizia trovata, a verificare le fonti e comunque, sempre, ad analizzare criticamente ciò che si legge, e pure che si studia.
 

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