prof Mocarelli su sfondo Bicocca

PIL sopra la media UE. Quali punti di forza di Lombardia e Milano?

Intervista al professor Luca Mocarelli, Professore ordinario di Storia economica presso il Dipartimento di Economia, metodi quantitativi e strategie d’impresa sull’approfondimento settimanale di Lombardia Speciale su “Pil pro capite, la Lombardia sopra la media Ue".

Il Pil della Lombardia è cresciuto del 5,1% in 4 anni, più della media nazionale e più delle altre regioni del Nord come Veneto e Piemonte. Quali sono secondo lei i punti di forza della Lombardia?

Sicuramente i punti di forza della Lombardia sono tanti. Innanzitutto si tratta di una regione che dal punto di vista economico è completa, una regione che ha tutto, a partire da un’agricoltura di eccellenza, una presenza manifatturiera ancora rilevante, soprattutto in alcune zone, ecc.; e poi c’è Milano che ormai è assolutamente una città di terziario avanzato che compete a livello mondiale, che rappresenta un punto di forza enorme rispetto alle altre regioni italiane.
 

Milano traina la Lombardia e vede il Pil pro capite sperare addirittura del 3,2% i livelli pre crisi. C’è un tessuto economico vivace, capace di attrarre capitali e investimenti, molto più che ne resto del Nord Italia. Perché secondo lei?  

Innanzitutto perché Milano è l’unica città veramente internazionale che c’è in Italia e pur essendo piccola riesce comunque a competere con città con una popolazione 5, 6, 7 volte superiore. Milano è una città straordinaria e, pur non essendo demograficamente grande, è riuscita a mettere insieme dal punto di vista economico, nel corso del tempo, tutta una serie di eccellenze, che le derivano dal fatto di essere all’interno di una regione avanzata come la Lombardia.
Milano oggi non è solo la Borsa, le banche, ma vanta anche la più grande Fiera del mondo insieme a quella di Francoforte. Il capoluogo lombardo è uno snodo fondamentale per i media, con Sky e Mediaset. In tutti i settori del terziario Milano è posizionata molto bene ed è all’avanguardia in moltissimi settori innovativi, come quello delle biotecnologie. In questo senso, la scelta di Amsterdam come nuova sede della Agenzia del Farmaco lascia grandi perplessità, perché Milano era molto meglio attrezzata per quella funzione.
Mettendo insieme tutte queste cose Milano è davvero una realtà molto dinamica. Tra l’altro prima a Milano mancava lo sviluppo turistico, che era limitato a quello congressuale. Dopo Expo, invece, Milano ha avuto la possibilità di farsi conoscere per la sua bellezza, per la sua arte e cultura, e questo da un punto di vista turistico ha avuto un grande impatto.
 

Manca ancora l’1,1% per raggiungere i livelli pre crisi. Quali sono gli interventi ancora da mettere in campo per tornare ai livelli pre-crisi?

Di interventi credo se ne stiano già facendo. C’è da dire che ci vorrà ancora un po’ di tempo, perché si tratta della crisi più grave degli ultimi tempi, più grave anche della crisi del ’29, che ha lasciato delle conseguenze rilevantissime, anche in un settore forte come il manifatturiero che, con i cambiamenti legati alla globalizzazione, ha scontato le sue difficoltà.
Probabilmente, un punto di debolezza, non solo lombardo, ma italiano è che le imprese italiane, prevalentemente medio-piccole, fanno più fatica a competere, al di là di quelle di eccellenza. A noi mancano le grandi imprese che, di fatto, sono sparite a Milano già a partire dagli anni Ottanta.
Una soluzione può essere quella di mettere insieme piccola e media impresa. La Fiera da questo punto di vista è un aggregatore fondamentale, perché fa fare marketing, proietta sui mercati internazionali anche imprese che per le loro dimensioni non sarebbero in grado di farlo autonomamente.

Potete leggere il resto dell'intervista su Lombardia Speciale
 

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