Milano-Bicocca o La Magnifica di Milano? Quando il nome dell'ateneo venne deciso al ballottaggio

Si sono appena spenti i riflettori sul ventennale della nostra Università. In questi mesi di celebrazioni sono emerse molte storie, di ieri e di oggi. Una ancora, che pochi ricordano, vale la pena ricordarla prima che il 2018 volga al crepuscolo. A raccontarla è Silvio Brondoni, docente “senior” del dipartimento di Economia, metodi quantitativi e strategie d'impresa (Dems) e per anni a capo dell'Istituto di economia d'impresa, (oggi Economia e gestione delle imprese, sezione del Dems). Una storia che riguarda la scelta del nome e che riporta in luce un antico detto popolare.

Professor Brondoni, torniamo al 1998. Come si chiamava il neonato ateneo?

Il Decreto Ministeriale di istituzione del 10 giugno di quell'anno aveva stabilito la denominazione di Seconda Università Statale degli Studi di Milano. Occorreva un nuovo nome. Il Comitato Ordinatore, presieduto dal futuro rettore Marcello Fontanesi, chiese a me al professor Antonio De Lillo di proporre alcune alternative.

Come procedeste?

Eravamo molto amici (ndr, il professore De Lillo è scomparso sei anni fa), fummo entusiasti dell'incarico e non ci fu difficile individuare una rosa di 5 nomi. Li sottoponemmo con un questionario al personale docente e tecnico amministrativo diviso in una decina di focus group. Era più facile coinvolgere tutti, allora non c'erano i numeri di oggi.

Risultato?

Dopo un primo screening rimasero due nomi: “La Magnifica” e “Bicocca".

Quindi l'ateneo avrebbe potuto chiamarsi “Università La Magnifica di Milano?

Sì. I due nomi avevano sbaragliato gli altri. Avevano entrambi lati positivi e negativi. “La Magnifica” era una denominazione adatta a esaltare la fase pionieristica del neonato ateneo, l'ultimo arrivato a Milano, ma pronto a confrontarsi con quelli storici. Tuttavia, poteva apparire troppo roboante. Di “Bicocca” si temeva il significato (ndr, dalla Treccani: “casupola, catapecchia”) ma piaceva perché si legava al quartiere, alla memoria di una zona di Milano in evoluzione.

Sappiamo come andò a finire.

Nel sondaggio prevalse “Milano-Bicocca”. Il nome avrebbe valorizzato un progetto edilizio e sociale che allora era ancora un sogno, ma che oggi è realtà. Quasi quasi il senso di appartenenza a una realtà in evoluzione stava per finire anche nel nostro motto.

Perché?

Frequentando un bar di viale Sarca, alcuni residenti mi insegnarono il detto della gente del posto. Era in milanese e, tradotto, diceva che Bicocca era il quartiere “dove le rondini si acchiappano con le mani.

Le rondini?

Era una metafora per: i sogni. Mi piacque così tanto che insieme ad alcuni studenti e a due parroci mi misi a tradurre il detto dal milanese in latino e lo proposi a Fontanesi: “ubi hirundines manibus capiuntur”. Alla fine il rettore preferì "audentes fortuna iuvat”. Ma il modo di dire rimase.

In che ambito?

Come motto dell'Istituto di Economia d'Impresa, da me presieduto finché non sono andato in pensione. In tutti gli atti e i documenti che l'hanno riguardato è trascritto quel detto. Segno di un legame indissolubile con un quartiere oggi protagonista della città.

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