Mascherine e altri rimedi. Come evitare il contagio da coronavirus

Non solo la corsa alle provviste alimentari. Dopo la notizia della diffusione del coronavirus in Italia, si è scatenata anche quella all’acquisto di mascherine. Ma in quali casi è realmente efficace l’uso di questi dispositivi di protezione? Lo abbiamo chiesto a Michele Riva, docente e medico del lavoro dell’Università di Milano-Bicocca.
Professore, ha senso l'uso delle mascherine per proteggersi dal coronavirus in città e sui mezzi pubblici?
Chiariamo innanzitutto che l’uso delle mascherine è solo una delle tante misure che possono essere attuate per proteggersi nei confronti dell’infezione da coronavirus. Le mascherine, però, risultano efficaci solamente quando sono utilizzate in combinazione con un frequente lavaggio delle mani con acqua e sapone o con soluzioni alcoliche.
In questi giorni, guardandomi intorno, ho visto che le mascherine vengono spesso usate in maniera scorretta. Prima di tutto la mascherina è monouso e, come tale, dovrebbe essere sempre sostituita, ogni volta che viene tolta, anche solo momentaneamente. Al momento della rimozione, bisogna sfilarla come se fosse contaminata e quindi non bisogna mai abbassarla dalla zona della bocca, ma dagli elastici laterali, altrimenti si rischia di contaminare le mani. Inoltre, quando la si indossa, occorre prestare particolare attenzione a piccoli dettagli; la barba, ad esempio, potrebbe ridurre l’aderenza della mascherina al volto, rendendola totalmente inefficace.      
 In questi giorni, mi è capitato di vedere per le strade persone che starnutiscono togliendosi la mascherina oppure che la infilano in tasca durante il pranzo, per poi rimetterla al termine del pasto. È sbagliato anche togliersi la mascherina per rispondere a una telefonata, o per grattarsi il naso, anche se poi viene subito indossata. Spesso la mascherina viene, inoltre, utilizzata solo per coprire la bocca e non il naso. Tutto questo rende l’uso della mascherina totalmente inutile.
L’Organizzazione mondiale della sanità e il nostro Ministero della salute non raccomandano alla popolazione generale di indossare la mascherina, a meno che non siano presenti sintomi di malattie respiratorie. Questa indicazione è legata, tra le altre cose, anche a quanto abbiamo detto sopra. Le persone, anche se non indossano correttamente la mascherina, credono di essere protette. Si genera un illusorio senso di sicurezza che può essere controproducente. L’uso della mascherina, dando una percezione errata di essere completamente protetti, porta le persone ad abbassare il livello di guardia e mettere in secondo piano altre misure più importanti, come il lavaggio delle mani
Nei giorni scorsi alcuni esercizi commerciali hanno "imposto" ai clienti l'uso delle mascherine. Si tratta quindi di una misura inopportuna?
L’imposizione dell’utilizzo delle mascherine ai clienti in alcuni negozi è una misura non necessaria, che non assicura la protezione né del cliente né di chi lavora all’interno dell’esercizio commerciale. È necessario utilizzare una mascherina solamente se si sta prestando assistenza a persone con sintomi di malattie respiratorie, come tosse, febbre o mancanza di respiro, come succede agli operatori sanitari. L’obiettivo di utilizzare una mascherina non è, quindi, quello di proteggere chi la sta indossando, ma le persone che le stanno intorno. In questo caso è sufficiente la classica mascherina chirurgica, che ha la funzione di schermare le goccioline che escono dalla bocca o dal naso di chi la porta, mentre non funziona da barriera d’ingresso. Spesso vediamo persone indossare le mascherine più sofisticate, tecnicamente conosciute con la sigla FFP3 (facciale filtrante polveri di classe 3), certificate per riuscire a filtrare almeno il 95% delle particelle sospese nell’aria. Queste mascherine vengono utilizzate dagli operatori sanitari, quando devono trattare casi sospetti o certi di infezione da coronavirus. Medici e infermieri vengono addestrati ad indossare correttamente questo tipo di mascherine, perché sono più complesse da mettere e togliere. Bisogna, infatti, verificare che l’aria entri solo attraverso il filtro e non dai bordi. Quindi questo tipo di mascherine dovrebbe essere utilizzato principalmente in contesti ospedalieri. Oltre al fatto che costano di più delle altre mascherine, bisogna considerare che, anche se la loro efficacia è comprovata nei confronti della trasmissione di infezioni di origine batterica, lo è meno per le infezioni virali, come è quella da coronavirus.
È utile usare la mascherina nei luoghi di lavoro?
No, non ha senso indossare mascherine quando si lavora in grandi aziende o nelle università. L’unico motivo per cui utilizzare una mascherina è nel caso in cui il lavoratore presenti sintomi, quali tosse e starnuti, e abbia timore di contagiare i propri colleghi. Le mascherine chirurgiche non servono, infatti, a proteggere il lavoratore dall’infezione ma i colleghi, mentre le mascherine FFP3 sono addirittura eccessive in un contesto lavorativo di un’azienda non sanitaria. Acquistare grandi quantità di mascherine FFP3 per proteggere lavoratori che non necessitano di questo livello di protezione, significa ridurre le scorte regionali e nazionali di questo presidio, che invece serve per gli operatori sanitari. In questo modo, si lasciano scoperti i medici e tutti gli operatori sanitari, che devono curarci.
Nel nostro contesto lavorativo, bisogna, invece, adottare altre misure, che hanno un’efficacia protettiva ancora maggiore dell’uso della mascherina. Le misure sono elencate nel decalogo dell’Istituto Superiore di Sanità, che, ad esempio, l’Università degli Studi di Milano-Bicocca ha messo agli ingressi di tutti i suoi edifici. La principale misura è lavarsi le mani, con acqua e sapone per almeno 20 secondi. Se non sono disponibili acqua e sapone, è possibile utilizzare anche un disinfettante per mani a base di alcol al 60%. Altre misure sono non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani, coprire bocca e naso in caso di starnuti e tosse, pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol. Sono semplici misure, ma di estrema importanza, perché limitano il propagarsi del virus. 
In questa fase, è sicura la frequentazione di bar e mense aziendali?
È possibile frequentare i bar e le mense aziendali, così come gli spazi comuni, come il locale ristoro con i distributori automatici, però, è bene evitare l’affollamento di questi luoghi, perché una concentrazione elevata di persone potrebbe aumentare il rischio di trasmissione del virus. In questo periodo di emergenza, ad esempio, potrebbe essere utile per i lavoratori distribuirsi su tutto l’orario di apertura della bar o della mensa aziendale. Questo può essere fatto mettendosi d’accordo tra i colleghi nel non andare a bere il caffè o pranzare tutti insieme, ma recarsi singolarmente, a turno. Sarebbe utile, inoltre, non stare troppo a lungo in questi spazi, per consentire ad altre persone di accedervi. Sono piccoli accorgimenti che evitano l’affollamento dei locali e aumentano la sicurezza e la protezione di tutti.

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