ilaria tani avvocato in barca

L'avvocato che difende il Mare. Diritto ed ecologia vanno a braccetto

Ilaria Tani, avvocato, un dottorato in Bicocca e un percorso dalle molte sfaccettature che l'ha portata a tornare nel nostro Ateneo nella veste di docente (al corso di Laurea Magistrale in Marine Sciences). La abbiamo incontrata per parlare dei suoi interessi professionali, del suo impegno in campo ambientale e dei suoi progetti futuri
Ilaria, il tuo nome è spesso legato ai temi del mare: dalla sicurezza all’ambiente. Da dove viene questo tuo interesse?
Il mare regala da sempre una sensazione di mistero e di avventura. Negli ultimi anni ho sviluppato un interesse anche scientifico per l’oggetto del mio studio, grazie all’interazione con biologi e geologi marini. Tuttavia, la mia curiosità, originariamente, emana da un’attrazione "umanistica" nei confronti del panorama marino. Dalle sirene nascoste tra le rocce mediterranee alle pionieristiche navigazioni oceaniche, i miti legati all’oceano si perdono nell’oscurità del passato, attraverso il groviglio di opinioni tramandate dagli antenati. Il diritto internazionale del mare, in maniera non troppo dissimile, si è sviluppato nel corso dei secoli partendo dalle consuetudini e dalle rivendicazioni degli Stati sul mare.
Uno degli aspetti più affascinanti del diritto del mare sta proprio nel suo radicarsi nel passato più remoto delle grandi esplorazioni e delle avventurose navigazioni, costituendo uno dei settori più antichi del diritto internazionale (come il diritto diplomatico, per esempio), ma ponendosi come uno dei settori al tempo stesso più dinamici, grazie alle nuove scoperte scientifiche (come le risorse genetiche estremofile dei fondali abissali) e alle sempre più emergenti necessità di tutela ambientale (pensiamo, per esempio, all’apertura delle rotte artiche alla navigazione commerciale). In tal senso, il diritto del mare unisce il passato e il futuro, dispiegandosi come uno dei migliori esempi dello sviluppo del diritto internazionale in generale, sia dal punto di vista degli interessi dei singoli Stati, sia dal punto di vista degli interessi della comunità internazionale nel suo complesso.
Delle delimitazioni marittime mi affascina la geometria e ho sempre amato moltissimo le carte nautiche. Una parte che mi diverte del mio lavoro è la vivace collaborazione con il reparto di supporto geospaziale dell’Istituto Idrografico della Marina: i cartografi fanno domande a me; molto più spesso io faccio domande a loro; insieme, disegniamo carte per un progetto di ricerca sui confini marittimi in Mediterraneo: uno scambio prezioso e profondamente arricchente, che in questo momento non cambierei con nessun altro lavoro al mondo.
 
Stai organizzando un evento in Bicocca. Di cosa si tratta e per quando è l’appuntamento?
Ho pensato che per parlare di mare servissero innanzi tutto quelli che il mare lo conoscono bene. Il titolo dell’evento è “Oceani di plastica e di ghiaccio: un viaggio attraverso racconti e proposte per salvare il mare” e tratterà di inquinamento marino da plastica e di spedizioni in Artico (dove pure è arrivata la plastica).
Tutto è nato a fine estate davanti a una birra, quando ho chiesto a Giovanni Soldini di venire a incontrare i miei studenti, per raccontare loro quanto il mare inquinato dalla plastica sia pericoloso anche per la navigazione, oltre che per tutto il resto (per esempio, durante il record mondiale appena concluso nella tratta da Hong Kong a Londra, a bordo di Maserati, l’ennesimo oggetto galleggiante ha distrutto una pala del timone del trimarano nei pressi di Capo di Buona Speranza). Da anni Giovanni porta avanti una campagna contro l’utilizzo massivo nel quotidiano della plastica, che poi finisce in mare.
A quel punto, Francesco Malingri mi disse che stava ultimando proprio in quei giorni un cortometraggio sulla plastica in mare, realizzato nel corso delle sue navigazioni di migliaia di miglia in tutti i mari del mondo. L’idea di proiettare il cortometraggio in aula si è quindi immediatamente inserita nel progetto.
Vista la collaborazione con l’Istituto Idrografico della Marina, invitare anche i professionisti di Genova è stato pensiero immediato e naturale. In seguito si sono aggiunti relatori che, a mio parere, daranno un valore aggiunto all’incontro, trattandosi di specialisti della sensibilizzazione ambientale e della comunicazione con il grande pubblico.
Daniele Moretti, caporedattore di Sky TG24 (anche lui presente), mi ha chiarito che nemmeno la più straordinaria scoperta scientifica o emergenza ambientale smuove le anime e ispira nel pubblico nuovi comportamenti se non viene correttamente comunicata. La sfida, pertanto, è assai impegnativa per tutti coloro che nel mondo cercano di sensibilizzare sul problema dell’impiego massivo di plastica.
Per un giorno, sotto la guida di due moderatori ideali per la sfida – Giuseppe Notarbartolo di Sciara e Tullio Scovazzi – ospiteremo in Ateneo anche un pubblico esterno, per immergerlo nei vent’anni di ricerca scientifica marina di Milano-Bicocca e coinvolgerlo sui diversi aspetti del problema seguendo uno schema fortemente multidisciplinare. La squadra di relatori è molto compatta e la mia aspirazione sarebbe quella di inaugurare, con questo evento, una serie di iniziative che vedranno Milano-Bicocca impegnata su vari fronti.
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Sei docente nel corso di laurea magistrale internazionale in “Marine Sciences”. Formare giovani menti è una grande responsabilità, quali sono i concetti e i valori fondamentali che vuoi trasmettere?
È una responsabilità da affrontare con umiltà. Innanzi tutto, perché si tratta dei miei primi anni di esperienza di insegnamento e ho ancora molto da migliorare. In secondo luogo, perché un docente non smette mai di imparare. Quando sono a lezione, mi ricordo del fascino che aveva suscitato in me avvicinarmi per la prima volta al diritto del mare. Era l’anno in cui studiavo anche per la patente nautica senza limiti dalla costa e sentir parlare di linee tracciate su carte mi proiettava in luoghi che un giorno avrei voluto esplorare.
Sappiamo che riuscire a scegliere una strada confacente alle proprie attitudini, nella vita, è la chiave della felicità. In un mondo in cui lavorare diventa sempre più difficile, nessuna strada è ormai certa dopo la laurea e occorre soprattutto, secondo me, sperimentare lavori diversi, prima di trovare quello che costituisce il bilanciamento ideale tra sopravvivenza economica e appagamento interiore. Cambiare ambienti, paesi, persone, colleghi, arricchisce e insegna a “stare al mondo”, tra la gente. Quanto ai valori che vorrei veder coltivare, io metterei ai primi posti il rispetto per tutti i colleghi, per i loro sforzi e per le loro necessità; la capacità di lavorare in squadra, senza affanni arrivistici; la capacità organizzativa individuale, nel senso di ordine mentale e orientamento all’efficienza; e il giusto bilanciamento tra fermezza e flessibilità nel portare avanti le proprie opinioni sul luogo di lavoro.

Potete trovare altri contenuti di questa intervista sul sito di BicoccAlumni (associazione degli alumni di Milano-Bicocca).

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