Ilaria in università a barcellona

Ilaria e Arianna, in Erasmus a Barcellona, ci raccontano la loro esperienza catalana

Dopo aver intervistato il professor Tirelli e gli studenti spagnoli in Erasmus presso Milano-Bicocca, siamo stati contattati da Ilaria e Arianna, che stanno vivendo la situazione opposta: da settembre infatti sono in Erasmus alla Universitat Autonoma de Barcelona. Abbiamo chiesto loro di raccontarci che aria tira in Catalogna
Gli intervistati sostengono che la maggior parte degli studenti di Barcellona facesse parte della fazione indipendentista. Come stanno reagendo agli avvenimenti recenti?
Ilaria: «In realtà è difficile capire se realmente la maggior parte sia indipendentista, ma sicuramente la fazione a favore dell'indipendenza è molto forte e convinta delle sue idee. Qui in università ho saltato diversi giorni di lezione perché gli studenti hanno indetto degli scioperi che non lasciavano libertà di scelta dato che bloccavano gli ingressi in ateneo usando grandi cassonetti della spazzatura e mettendosi in prima linea per impedire l’accesso. L’idea di base era di bloccare tutti i servizi per far sentire la propria voce. C’è stato un giorno in cui si sono fermati anche i trasporti pubblici. Inizialmente avevano annunciato uno sciopero di 3 giorni, ma alla fine si sono limitati a uno. Gli scioperi sono stati in risposta all’arresto dei due Jordi e all’attivazione dell’articolo 155. In seguito agli avvenimenti più recenti (fuga di Puigdemont, mandato di arresto, ecc) non ci sono stati ancora movimenti particolari o degni di nota.»

Arianna: «Ciò che sorprende maggiormente è la convinzione e la determinazione con cui persone di tutte le età si battono per ciò in cui credono: la possibilità di una Catalogna indipendente. Tutto questo si avverte con particolare intensità nell’ambiente universitario: più volte le lezioni sono state interrotte per organizzare delle assemblee per decidere come reagire alle azioni del governo di Madrid, sono stati indetti numero scioperi ai quali molti studenti aderivano, riempiendo la piazza universitaria con i colori della bandiera catalana. Parlando con i miei compagni di corso, percepisco quanto questi avvenimenti siano per loro significativi, si capisce il timore di non veder riconosciuti i propri diritti, l’incertezza di quel che succederà. C’è però l’onesta di riconoscere che non è solo Rajoy ad aver commesso degli errori e la capacità di riconoscere anche quelli di Puigdemont.»
L’atmosfera è cambiata in città o nell'Ateneo? Quali sono le tue sensazioni o i tuoi timori a riguardo? C’è tensione nell’aria?
Ilaria: «La situazione in questo momento mi pare tranquilla e in generale le manifestazioni sono sempre molto pacifiche (anche gli scioperi, pur essendo invalidanti, non sono stati pericolosi). La situazione è serena, non mi sento né tesa né spaventata, credo sia più un momento di stallo.»

Arianna: «Il clima era più teso nei giorni a ridosso del referendum: tutte le altre manifestazioni sono state pacifiche e si poteva tranquillamente passeggiare per Barcellona senza quasi accorgersi che ci fossero. Nonostante tutto però, ogni giorno si vedono persone camminare con la bandiera catalana sulle spalle, o lavoratori con un fiocco giallo sul petto.»
Da quel che puoi percepire, i tuoi compagni di corso sono preoccupati per il loro futuro di cittadini spagnoli ed europei?
Ilaria: «Ho parlato recentemente con le compagne catalane con cui ho stretto amicizia e mi hanno spiegato che il desiderio di cambiamento si è fatto molto forte più o meno da cinque anni ma non era partito come movimento di secessione, piuttosto come desiderio di più autonomia e sostegni economici per la gestione di risorse come il turismo e l’istruzione, che fanno della Catalonya una regione ricca e forte. Loro sono preoccupate perché non erano dell’idea di staccarsi totalmente dalla Spagna, né tanto meno dall’Europa, però molti data la violenta reazione di Madrid al referendum del primo ottobre sono passati alla fazione indipendentista perché si sono sentiti minacciati nella loro libertà di espressione e pensiero.»

Arianna: «Ciò che ho capito in questi primi due mesi è che la Spagna è una terra ricca di culture molto diverse fra loro e l'identità culturale in Catalogna vuole essere riconosciuta. Non ci sono solo le posizioni più "estreme" ma anche tante altre che chiedono semplicemente di essere ascoltate, cercano un dialogo e credono che si possa trovare un compromesso senza per forza staccarsi dalla Spagna. Non è facile schierarsi dalla parte di Madrid o di Bacellona, ognuno ha i suoi torti e le sue motivazioni. Da quando sono qui però ho capito quanto sia importante ciò che sta accadendo e mi sono resa conto, leggendo i quotidiani italiani, di quanto siano riduttive le notizie riportate e di come ci si concentri solo sugli aspetti politico-economici, tralasciando le vere motivazioni che spingono tante persone a scendere in strada e a lottare per la propria terra.»

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