Il futuro della connessione, la sfida del 5G - Bnews Il futuro della connessione, la sfida del 5G

Il futuro della connessione, la sfida del 5G

Il futuro della connessione, la sfida del 5G
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Mettere in circolazione il 5G entro il 2020. Ecco cosa si propone di realizzare la NGMN (Next Generation Mobile Networks), la rete di venditori, produttori e ricercatori della telefonia mobile, che mira ad avere un mondo sempre più connesso, aprendo nuovi orizzonti per la competizione economica e industriale a livello mondiale. Nel frattempo la guerra su chi, tra Cina e Stati Uniti d'America in primis, si accaparrerà per prima la tecnologia 5G è iniziata. Quali potrebbero essere i risvolti economici? Lo abbiamo chiesto ad Andrea Giuricin, economista dell'Università di Milano-Bicocca.

Quali potrebbero essere le conseguenze di questa "guerra tecnologica" tra Cina e Stati Uniti?

Il 5G è ormai una realtà con le prime sperimentazioni commerciali iniziate durante i Giochi Olimpici invernali in Corea del Sud. Al tempo stesso, stiamo assistendo in questo momento ad uno “scontro” tecnologico tra Stati Uniti e Cina e queste dinamiche non sono certo positive. La spinta cinese verso lo sviluppo tecnologico con il piano “Made In China 2025” prevede di rendere la Cina non solo leader nel settore mobile, ma anche nell’intelligenza artificiale. Avendo la fortuna di insegnare anche in Cina, è impressionante vedere i passi da gigante fatti dal gigante asiatico nel settore tecnologico nell’ultimo quinquennio. La Cina sta crescendo in maniera impetuosa e sta diventando leader in molti settori e molti paesi occidentali, in primis gli Stati Uniti, iniziano a preoccuparsi di questo cambiamento a livello globale. Il ban di ZTE è solo l’ultimo esempio di come vi sia il rischio di un blocco della supply chain globale nel settore tecnologico. Un blocco non certo positivo. Una "guerra tecnologica" di fatto rallenterebbe gli sviluppi della tecnologia e sarebbe bene tornare ad una cooperazione maggiore a livello globale, cercando di risolvere i punti più “insidiosi” come quello della gestione dei dati e dell’accessibilità ai mercati.

L'Europa sembra fuori dai giochi, perché? Il vecchio continente sta perdendo un'opportunità?

L’Europa è indubbiamente rimasta indietro in molti campi dell’economia digitale. Quasi nessuno dei giganti a livello globali ha “residenza” in Europa, anche perché non si è mai creato un unico mercato a livello europeo.
Le economie di scala sono importanti in questo settore e la differente regolazione tra un paese e l’altro dell’Unione non è stato sicuramente un fattore di sviluppo. A livello europeo abbiamo ancora qualche azienda forte nel 5G. Queste hanno l’ambizione di essere dei “campioni globali”, ma in generale è chiaro che troppo poco è stato fatto. L’Europa avrebbe maggiori opportunità se fosse realmente un mercato unico digitale (e non solo nei proclami) con una regolazione più light e una tassazione più vantaggiosa. Ad oggi nessuna di queste tre condizioni è di fatto presente nel Continente.

L'Italia rimane a guardare, perché e quali potrebbero essere le conseguenze per il nostro Paese?

Se l’Europa è un nano a livello globale nell’economia digitale, l’Italia è purtroppo ancora più indietro. Le condizioni ricordate per l’Europa, di fatto non sussistono nemmeno per l’Italia. Lo sviluppo del 5G arriverà anche in Italia e le prime sperimentazioni stanno già arrivando, ma è probabile che il nostro Paese subirà questo sviluppo “come consumatore di content e di tecnologia” piuttosto che come produttore di tecnologia. Ancora una volta vi è il rischio di perdere un’occasione e di rimanere troppo legati alla cosiddetta “old economy”.