Il consumatore di oggi? Consapevole e attento ai diritti

Oggi i consumatori sono più consapevoli, non guardano solo al prezzo di quello che comprano, ma anche all’etica del produttore e all’assistenza garantita sui prodotti tecnologici. E il mercato si adegua, mentre la grande distribuzione prende il posto dei piccoli negozi di vicinato. Ma non mancano nuovi strumenti di acquisto e vendita, dai g.a.s. alla sharing economy. Tutto questo sarà al centro di un corso di perfezionamento promosso tra giugno e ottobre dall’Università di Milano-Bicocca in partnership con il Consiglio nazionale consumatori ed utenti (Cncu), istituito presso il Ministero dello sviluppo economico ed il cui titolo è “Come cambiano consumatore e mercato. Profili sociali, economici, psicologici, etici e giuridici dei rapporti di consumo di fronte ad un mercato in costante evoluzione” (Info e programma). Il corso di perfezionamento è, inoltre accreditato dagli Ordini degli Avvocati, commercialisti, giornalisti e psicologi ai fini della formazione professionale. Un corso multidisciplinare gratuito della durata di 100 ore rivolto ai laureati (triennali e magistrali), la cui frequenza darà diritto a 12 crediti formativi e che può interessare manager, professionisti, funzionari delle Camere di commercio, delle associazioni dei consumatori e delle Autorità di controllo. Un corso per approfondire le dimensioni psicologica, sociale, giuridica ed economica dei comportamenti di consumo. Che, come ci spiega il direttore del corso, Cesare Vaccà, negli ultimi anni hanno subito una profonda trasformazione.  
Professore, come sono cambiati i consumatori?
Oggi sono sicuramente più preparati e sensibili, meno sprovveduti, più consapevoli dei propri diritti. Le loro scelte di acquisto si basano su scelte non più solo di prezzo o emozionali. Si stanno facendo sempre più spazio motivazioni etiche: si guarda alla condotta dei produttori. In Italia non siamo ancora alle campagne di boicotaggio nei confronti delle imprese che tengono comportamenti quali lo sfruttamento del lavoro infantile in Paesi del Terzo mondo, come succede invece in Inghilterra, ma si registra comunque un maggiore interesse per i prodotti equo e solidali, per quelli a chilometro zero. Sorgono sempre più g.a.s., gruppi di acquisto solidale.
Perché?
C’è una evoluzione culturale nella società in generale che sta portando a scelte più mature da parte dei cittadini. Così come si sta affermando l’idea di una finanza etica e si va a chiedere alla propria banca che uso fa dei soldi investiti o depositati, allo stesso tempo si sta più attenti a quello che si compra in un negozio o in un grande centro commerciale. Sia da un punto di vista etico che sanitario. Pensiamo alle campagne di sensibilizzazione sulla provenienza e conservazione degli alimenti, sull’utilizzo di conservanti o coloranti.
Il mercato come reagisce?
Sta progressivamente mutando. Innanzitutto, grandi quote di mercato vanno  a favore della grande distirbuzione e dei suoi punti vendita, a discapito del commercio di vicinato. E la grande distribuzione si mostra sovente sensibile al profilo del nuovo cliente. Pensiamo ai reparti di prodotti equo e solidali nei supermercati. Rispecchiando il comportamento dei consumatori, la competizione non è più solo sul prezzo, ma anche, ad esempio sui servizi post-acquisto, come l’assistenza sui prodotti tecnici e tecnologici. E si affermano nuove modalità di godimento dei beni, come la sharing economy alla quale il corso dedica un modulo: dal noleggio auto e bici alle piattaforme di prestito in rete. Si passa così da beni di consumo di proprietà a prodotti acquistati e utilizzati solo per il periodo in cui servono. Una vera e propria rivoluzione. In una prospettiva istituzionale questo corso affronta, poi, il comportamento d’acquisto del consumatore, il marketing, i profili giuridici, la conflittualità dei rapporti di consumo, i servizi bancari e finanziari. Come si evince dal programma, quindi, una opportunità per un approfondimento a 360 gradi dei rapporti fra imprese e consumatori.

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