Gli scarti del caffè, una risorsa per i cosmetici antietà

Il caffè è tra i prodotti più scambiati al mondo, secondo solo al petrolio. Ma sapevate che oltre ai semi tostati, la maggior parte del frutto originale viene scartata? Le conseguenze sull’ambiente e sui Paesi in via di sviluppo sono significative. È per questo che un gruppo di ricercatori di Best4food, il centro di ricerca sul rapporto tra cibo e salute dell’Università di Milano-Bicocca, dal 2016 studia in El Salvador soluzioni per la valorizzazione dei rifiuti derivanti dalla lavorazione del caffè con un duplice obiettivo: da un lato, rafforzare la crescita agroalimentare del Paese, dall’altro, utilizzare gli scarti del caffè per la produzione di cosmetici o dispositivi medici. A raccontarci tutto del progetto “Del productor al consumidor: por una cadena de valor sostenible de café, añil y hortalizas” è la sua coordinatrice Ilaria Bruni.    

Quali sono le caratteristiche della produzione di caffè in El Salvador?

In El Salvador la varietà di caffè più comune è l’arabica (specie Coffea arabica L., 1753). Di questa specie vengono cultivate diverse cultivar, alcune date dall’incrocio con la varietà robusta (specie Coffea canephora Pierre ex Froehn., 1897). Queste cultivar, ad esempio la Cuzcatleco, sono state realizzate da consorzi agronomi locali per essere resistenti alla roya o ruggine del caffè (Hemileia vastatrix Berk. & Broome (1869)), il fungo che ha colpito le piantagioni di caffè del Paese a partire dal 2012 riducendo la produzione di caffè anche del 70%.

In che modo è possibile ricavare cosmetici dai rifiuti del caffè?

La filiera del caffè in El Salvador ha diverse fasi in cui si generano degli scarti. Una di queste fasi, la depolpatura, durante la quale il frutto viene schiacciato per far uscire i due semi, lascia come scarto la polpa. Questo scarto è di difficile smaltimento in quanto, data l’alta temperatura e l’umidità, oltre ai batteri presenti sulla superficie esterna del frutto, fermenta molto velocemente creando problemi all’ambiente. Negli ultimi anni, in cui si sta cercando di passare da un’agricoltura tradizionale (con l’uso di pesticidi), a una coltivazione organica, le polpe scartate dalla lavorazione del caffè vengono utilizzate come fertilizzanti (unitamente a polvere di calce per evitare la fermentazione). L’Università di Milano-Bicocca, in questo progetto, sta cercando di recuperare e rivalorizzare questo by-product con un doppio fine: ottenere macromolecole di interesse per il benessere dell’uomo e supportare economicamente i coltivatori di caffè di El Salvador creando un nuovo mercato dello scarto.
Le polpe vengono lavorate direttamente in loco attraverso processi estrattivi (economici e non inquinanti) così da ottenere, grazie al lavoro delle cooperative di produttori di caffè e dei laboratori dell’Università di San Salvador, tutti partner del progetto, estratti vegetali di interesse cosmetico. I primi cosmetici che sono stati realizzati e che sono in fase di analisi sono principalmente prodotti anti-aging.  

Quali proprietà rendono gli scarti adatti ai prodotti cosmetici o ai dispositivi medici?

I testi scientifici indicano come, oltre ai semi verdi, anche le altre parti del frutto del caffè contengano numerosi metaboliti secondari, oltre alla caffeina, con comprovate proprietà antiossidanti. Proprio queste proprietà sono quelle da cui si è partiti per la realizzazione dei primi cosmetici.

Quali realtà collaborano al vostro progetto?

Il progetto, di forte impatto sociale, oltre che scientifico, è supportato da numerose realtà locali (produttive, enti privati ed enti pubblici e legislativi) che sono interessate a realizzare una filiera dello scarto e di conseguenza un mercato per questo prodotto. Presso i laboratori dello ZooPlantLab dell’Università di Milano-Bicocca sono stati realizzati tutti gli studi riguardanti la messa a punto delle fasi di estrazione e le analisi delle bioattività degli estratti, trasferiti poi nei laboratori dell’Università di El Salvador nel mese di novembre 2017.  Attualmente siamo nell’ultima fase del progetto, che terminerà a maggio 2019, e stiamo procedendo con la realizzazione delle formulazioni cosmetiche grazie alla collaborazione con altri laboratori di ricerca universitari italiani.  

In cosa consiste l’impegno di Bicocca per la crescita agroalimentare salvadoregna?

In questo progetto i ricercatori della Bicocca mettono a disposizione della popolazione salvadoregna le proprie competenze tecnico-scientifiche a quella parte della popolazione che basa tutta la sua vita sulla coltivazione del caffè. A lungo termine, con il supporto di Enti finanziatori e il coinvolgimento di stakeholder del luogo, i ricercatori e i partner del progetto, cercheranno di sviluppare un’economia circolare che porterà un sostentamento importante per le popolazioni locali rilanciando il Paese ed evitando lo sfruttamento economico.

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