Educare alla legalità: non è mai troppo presto

Educare alla legalità, cosa significa e quale linguaggio utilizzare? Lo abbiamo chiesto a Mariangela Giusti, docente di Pedagogia interculturale di Milano-Bicocca, e a Paolo Borrometi, giornalista che da quattro anni vive sotto scorta. Due storie diverse, raccontate da due prospettive diverse. Mariangela Giusti, il messaggio della legalità lo porta nelle scuole elementari e medie, Paolo Borrometi, invece, la sua esperienza di giornalista antimafia la racconta ai ragazzi più grandi. Perché educare alla legalità è trasversale a tutte le età.

«Come si fa a parlare di educazione alla legalità a bambini piccoli e a ragazzi?», si è chiesta Mariangela Giusti qualche anno fa, quando ha deciso di entrare nelle scuole con un progetto editoriale per le case editrici Fatatrac e Giunti. L’idea è stata quella di realizzare «filastrocche rimate molto semplici e divertenti e attraverso brevi narrazioni scritte appositamente su temi specifici si è cercato di far capire che ciò che è legale, ciò che rispetta la legge, dà cittadinanza a tutti e dà forza ai più deboli. La legalità dunque è lo strumento della buona convivenza che vale per tutti». 
Perché in qualsiasi comunità, dalla famiglia alla scuola, «è indispensabile darsi delle regole per garantire a ciascuno dei suoi membri uno spazio di dignità e di libertà personale, nell’interazione costruttiva con gli altri».

E poi c’è chi, la legalità, la racconta ogni giorno. E rischia ogni giorno.
Negli ultimi anni stati più di duemila i casi di minacce ai danni di migliaia di giornalisti da parte delle organizzazioni criminali. Minacce che hanno l’obiettivo di intimidire e indurre al silenzio. Oggi sono più di trenta i giornalisti posti sotto tutela dal Ministero dell'Interno. Tra questi c’è Paolo Borrometi minacciato dalla mafia per i reportage realizzati sul suo sito 'La Spia'. A lui abbiamo chiesto di raccontarci, attraverso un breve video, il significato della giornata della legalità che si celebra il 23 maggio per ricordare l’anniversario della strage di Capaci del 1992.

«Bisogna cercare di parlare di mafia ovunque, abbiamo l’obbligo di farlo – ricorda Borrometi –. Perché possiamo sconfiggere la mafia solo se ci sosteniamo, solo se facciamo squadra».   

 

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