Dalla medicina al marketing, lo psicologo che non ti aspetti

A sentire pronunciare la parola psicologo, a chi non viene in mente un esperto intento ad ascoltare un paziente sdraiato su un lettino? Eppure la professione dello psicologo si sta affermando in ambiti lavorativi nuovi. Si tratta di una figura che assume nuovi ruoli e funzioni nelle scuole, nelle aziende e negli ospedali. Con una laurea in Psicologia in tasca, insomma, non necessariamente occorre aprire uno studio ed esercitare la libera professione.
Per saperne di più dell’aspetto multidisciplinare della psicologia ne abbiamo parlato con Daniele Romano, assegnista di ricerca presso il dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca.
«Se si pensa allo psicologo in ambito ospedaliero – spiega Daniele – lo si immagina legato più che altro alla psichiatria o alla psicologia clinica, nei trattamenti d’ansia e di depressione. Mentre c’è un’enorme fetta della psicologia collegata alla neurologia».
Lo psicologo, in questo caso, è un esperto di problemi dovuti ai danni del sistema nervoso centrale e periferico e il suo contributo diventa indispensabile per comprendere gli effetti del danno cerebrale: «Si studiano le persone che a seguito di un ictus riportano danni cognitivi, sensoriali o motori – continua Daniele - come problemi relativi alle abilità di linguaggio, alla percezione dello spazio o alla capacità di prestare attenzione. Si lavora anche con i pazienti con demenze, con i quali è possibile fare una serie di attività che servono a moderare il declino cognitivo e ad avere un quadro preciso della condizione del soggetto e di come evolve nel tempo: chi fa la valutazione cognitiva di un paziente con demenza è quasi sempre uno psicologo».     
Ma quella dello psicologo “in corsia” è una figura che deve ancora affermarsi dal punto di vista normativo: «Nel settore sanitario, - continua Daniele - il neuropsicologo spesso svolge il ruolo di consulente, anche se è una figura che va definendosi via via e confermando la propria specialità».         
Dalla medicina all’informatica, ecco un altro settore con il quale la psicologia si intreccia sempre di più. E se il futuro si gioca tutto sulla mixed reality  - che integra oggetti reali con la computer grafica - la realtà virtuale rappresenta già uno strumento dalle preziose potenzialità per la riabilitazione: «Grazie alla realtà virtuale – spiega Daniele - è possibile fare un’infinità di cose che non è possibile fare nel mondo reale: a una persona con un’amputazione è possibile far vedere l’arto mancante e questo diminuisce il dolore. La realtà virtuale si usa molto anche in psicologia clinica, nel trattamento dell’ansia basato sull’esposizione a stimoli ansiogeni: per superare la paura dell’aereo, per esempio, si utilizzano i voli simulati».     
Un connubio più consolidato, invece, è quello tra psicologia e marketing. «Lo psicologo cerca di comprendere gli atteggiamenti verso i prodotti e come questi possono essere modificati – racconta Daniele – e l’aspetto interessante è che lo fa sulla base dei dati. Le teorie di marketing in questo modo sono supportate scientificamente grazie all’apporto dello psicologo».    
Lo psicologo può diventare anche un esperto nell’ambito delle risorse umane. Con le sue competenze, infatti, è la figura in grado di elaborare e somministrare i test di selezione e valutazione del personale e le prospettive di lavoro in questo caso spaziano dalle agenzie per il lavoro, ai centri per l’impiego fino alle funzione HR delle grandi aziende. 
Insomma gli sbocchi lavorativi per chi consegue una laurea in Psicologia possono essere molto diversi tra loro. Per conoscerli tutti e per saperne di più sull’intera offerta formativa dedicata a chi intende specializzarsi, l’Ateneo organizza dal 15 al 26 maggio, gli Open days delle lauree magistrali e dei master. Qui tutte le informazioni per aderire all’iniziativa.

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