Da Nord a Sud, tutti pazzi per la birra artigianale

Il primo birrificio artigianale italiano compie trent’anni. Da allora il settore della craft beer è cresciuto a ritmo spedito. Una tendenza che Christian Garavaglia, docente di Economia all’Università di Milano-Bicocca (e homebrewer), ha studiato per quattro anni, su impulso anche della sua passione per il mondo della birra. La ricerca è stata recentemente pubblicata nel libro “Economic Perspectives on Craft Beer. A Revolution in the Global Beer Industry (di Christian Garavaglia e Johan Swinnen).

Christian Garavaglia presenterà la ricerca per la prima volta a Beer Attraction, l'appuntamento che si terrà alla Fiera di Rimini dal 17 al 20 febbraio, durante il quale Unionbirrai, associazione di categoria dei birrifici artigianali italiani, premierà il miglior birrificio artigianale italiano nel concorso "Birra dell'anno 2018".

Boom dei birrifici artigianali. Si tratta di un trend mondiale?
Il libro analizza 16 nazioni in cui il fenomeno delle craft breweries ha mostrato interessanti dinamiche e nella maggior parte dei casi ha registrato un crescente successo. Si ritiene che le prime significative manifestazioni del fenomeno siano da far risalire a fine anni ’60 – inizio anni ’70 negli Stati Uniti, quando Frtiz Maytag salvò dal fallimento la Anchor Brewing Company riavviando una produzione su piccola scala, e quando Jack McAuliffe fondò la New Albion Brewing Company nel 1976. E’ importante considerare come queste prime imprese si ispirarono alla tradizione europea anglosassone, belga e tedesca, dove la presenza di piccoli produttori di birra su scala locale hanno storicamente rappresentato una realtà significativa e una tradizione centenaria. In quasi tutti i paesi analizzati il numero di produttori di craft beer è cresciuto notevolmente: l’italia si distingue per essere uno dei paesi dove si è registrato il maggior tasso di crescita negli ultimi 10 anni. Il podio è sempre capeggiato dagli USA, seguiti da UK.
In Italia, ci sono più birrifici artigianali al Nord o al Sud?
Il fenomeno si è diffuso maggiormente al nord all’inizio durante gli anni ’90 e 2000. Ancora oggi la presenza di birrifici al nord è preponderante, infatti Lombardia e Piemonte sono le regioni con il più alto numero di craft breweries, con 109 (16.26%) e 74 (11.04%) rispettivamente, nel 2015. Tuttavia, negli ultimi 5 anni in particolar modo, anche il centro e il sud hanno mostrato una crescita nel numero di produttori che fa ben sperare.
Nel suo libro spiega che il fenomeno è dovuto anche al cambiamento negli stili dei consumi. Come sono cambiati quelli degli italiani?
Gli stili di consumo degli italiani in riferimento ai prodotti agro-alimentari sono cambiati nel corso degli anni ’80 e ’90 e questo più generale cambiamento ha contribuito anche alle dinamiche nel mercato della birra. Da un lato, la domanda è diventata più attenta, esigente e sofisticata nel corso degli anni, frutto di una crescente attenzione alle proprietà intrinseche dei prodotti che si consumano e della crescita del reddito pro-capite che in generale induce alla ricerca di una maggior varietà e differenziazione. Inoltre, l’integrazione economica tra paesi e l’internazionalizzazione hanno permesso ai consumatori italiani di venire in contatto e di conoscere differenti tipologie di birra: a ciò hanno contribuito sicuramente sia la diffusione dei pub che hanno proliferato in Italia negli anni ’90, sia il crescente numero di viaggi all’estero in quei paesi dove la tradizione birraria è storicamente radicata, dove gli italiani hanno avuto modo di conoscere di persona gli storici stili di birra inglesi, irlandesi, belgi o apprezzare le piccole fabbriche di birra della Baviera. È importante aggiungere che la ricerca della varietà nel prodotto birra nasce anche a causa di una progressiva omogenizzazione e standardizzazione dei prodotti dei grandi produttori: negli anni ’90 praticamente tutti i produttori in Italia si focalizzavano sulla produzione di birra lager, chiara, intorno ai 5% alc. Le birre dei grandi produttori erano praticamente tutte molto simili.
Cosa pensa del fenomeno dei birrifici indipendenti acquistati da multinazionali?
Inizialmente le multinazionali e i grandi produttori non hanno mostrato preoccupazione per la nascita dei piccoli produttori di craft beer. La loro importante crescita però ha iniziato a destare inquietudine nei grandi produttori, che hanno iniziato a adottare strategie di risposta, come la produzione di birre “simili” alle craft beers, e come l’acquisizione direttamente delle craft breweries. L’interazione strategica tra grandi produttori di birra e piccole craft breweries  è uno dei temi di sicuro interesse dei prossimi anni.

 

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