ragazza legge libro nel parco

Curiosità e determinazione. Pamela Della Mina e i suoi consigli per la scrittura

Pamela Della Mina vive in Brianza, ama la terra e i campi, è laureata in Chimica e iscritta a Scienze e Tecnologie per l'Ambiente e il Territorio. Lavora presso il Consorzio MIA (Ente di ricerca nel campo della microscopia con sede presso l'Università di Milano-Bicocca), partecipa ad iBicocca e sogna di aprire una startup nel campo agroalimentare, intanto scrive. Scrive e legge tanto Pamela, dalla narrativa ai testi tecnici perché è curiosa e ama lo "stupore della conoscenza".
Influenzata da Calvino, che ha letto alle elementari per redigere un bigino al fratello maggiore, ha pubblicato numerosi racconti scritti sotto pseudonimo, poi la svolta.
Il suo romanzo "Viola e verde" ha avuto una genesi quasi spontanea, ma in corso di stesura ha necessitato di una ricerca e uno studio in un settore molto distante da quello abitualmente frequentato dalla scrittrice: la psicologia.
La Sindrome Bipolare è al centro della vicenda narrata e l'operazione di immedesimazione empatica è riuscita talmente bene che alcuni fan su Twitter sono convinti di interagire realmente con un'autrice bipolare. Pamela la prende con un sorriso, ma riconosce di essere una persona poliedrica. Vorremmo sapere da lei se la scrittura può rispondere all'esigenza di "tenere insieme" i suoi tanti interessi e fare da collante tra essi.

«Le convenzioni sociali impongono l'ultra specializzazione in settori specifici. L'indirizzamento inizia praticamente da subito: "portato per le materie scientifiche/umanistiche". Nel passato invece Arte e Scienza non erano compartimenti stagni a sé stanti, prima dell'Ottocento non esisteva frattura tra i vari campi del Sapere. Penso a Leonardo: dalla Gioconda alla prima macchina volante, l'armonia di potenzialità dell'uomo vitruviano.
Sono convinta che in ognuno di noi convivano interessi all'apparenza differenti, ma oggi è difficile realizzarsi professionalmente in ambiti disparati, spesso si prediligono i più razionali.
Trovo normale sentire il bisogno di dare voce a una parte di sé trascurata, per sfogare la propria tensione artistica. Potrei fare un'infinità di esempi, dall'officina alla cucina: i lavori con la macchina da cucire di mia madre, le torte di Andrea. L'orto di mio padre è un'opera d'arte, un connubio perfetto di colori, forme e profumi. Scrivere per me è un mezzo, come tanti altri, per riappropriarmi di un intero.»

"Pubblicare è un lavoro" - afferma Pamela, che non lascia nulla al caso: prima di scegliere la sua casa editrice (tra 5 che avevano accettato il romanzo) si è documentata parecchio. Tutti hanno un romanzo nel cassetto e noi le chiediamo se ha qualche consiglio da dare a chi vuole provare a pubblicarlo.

«Per me il passo più difficile è stato proprio uscire da quel cassetto: ho impiegato quasi dieci anni prima di decidermi a far giudicare il mio lavoro. Questo è di sicuro un pessimo esempio da seguire, ma un tempo minimo di maturazione penso sia necessario.
Prima di sottoporre un manoscritto è importante essere sicuri della qualità, in primis grammaticale, anche per rispetto di coloro che investiranno del tempo a valutarlo. Il passo successivo è selezionare le case editrici, informandosi attraverso il loro sito sulla tipologia di materiale accettato e sulle modalità di invio.
I tempi di attesa sono di diversi mesi, spesso non arriva nemmeno la risposta di rifiuto (ed è indicativo della professionalità di chi invece legge tutto ciò che riceve e risponde anche a chi non lo meriterebbe). L'assenza di proposte non vuol dire necessariamente che il proprio lavoro non abbia valore, gli editori possono anche sbagliare.
La strada dell'autopubblicazione è secondo me valida e può portare a ottimi risultati. Sono invece profondamente contraria all'editoria a pagamento che richiede contributi all'autore sotto diverse forme: costi di editing, copertina, impaginazione, acquisto obbligatorio di copie. Una casa editrice seria investe su un libro in cui crede, il resto non lo pubblica, nemmeno a pagamento.»

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