Comunicare la scienza: Nabba Project sceglie il cartoon

Raccontare la scienza, la tecnologia e l’innovazione può rappresentare una sfida impegnativa. Un delicato equilibrio tra necessità di raggiungere un grande pubblico e, allo stesso tempo, rimanere fedeli alla correttezza scientifica dei temi trattati.
Far conoscere le ricadute sociali e le applicazioni  che la scienza può avere nella vita di tutti di noi: questo è uno degli obiettivi della comunicazione scientifica. E con questo scopo è nato “Showcase your project”, il contest dell’Unione Europea nel quale i progetti di ricerca finanziati dai programmi comunitari, come Horizon 2020, si sfidano a colpi di like ai video che ne illustrano i punti di forza. L’Università Bicocca partecipa con Nabba, il progetto di un team di ricerca internazionale sulla nanomedicina. C’è tempo fino alle ore 12 del 16 aprile per votare: basta avere un account gmail e aggiungere un like su Youtube: https://youtu.be/G743105Qj2M
 
Noi siamo voluti andare “dietro le quinte” del progetto video per Nabba, coordinato e sviluppato dall'Area della ricerca di Milano-Bicocca, e lo abbiamo fatto con la giornalista scientifica Chiara Albicocco di Triwù, la società di comunicazione scientifica che ha realizzato il cartoon. Con il professor Andrea Cerroni, coordinatore del master in Comunicazione della scienza e dell’innovazione sostenibile (Macsis), invece, abbiamo cercato di capire quali sono gli ingredienti per una comunicazione della scienza efficace.      

Chiara, da cosa deriva la scelta di utilizzare il genere del cartoon?
La scelta dei format è fondamentale per raggiungere in maniera efficace gli obiettivi. Nel caso di Nabba esisteva la necessità di raccontare una ricerca sulla nanomedicina di frontiera con numerosi concetti sconosciuti ai non addetti ai lavori. Per questo motivo abbiamo scelto il genere cartoon: la nano-capsula di farmaco alla base della medicina personalizzata si prestava benissimo per essere rappresentata come uno shuttle che viaggia all’interno del nostro corpo e le molecole di farmaco che guariscono un organo malato potevano diventare dei personaggi con i super-poteri.    
Dal punto di vista comunicativo, quali sono i punti di forza del progetto di ricerca Nabba?
L’innovatività dei nano-materiali di cui è costruita la capsula protettiva dei farmaci, i meccanismi di rilascio del farmaco in prossimità degli organi malati e la capacità dei farmaci di superare alcune nostre barriere biologiche, altrimenti invalicabili, sono i punti di forza del progetto. I risultati della ricerca potrebbero avere una conseguenza diretta sul trattamento di alcune malattie, soprattutto quelle oncologiche, per le quali le cure sono ancora poco efficaci e molto invasive. Questi sono i punti importanti che devono emergere dal video. Un altro aspetto importante che abbiamo voluto rappresentare in maniera chiara è la composizione internazionale del team di ricerca: tredici studenti Phd provenienti da differenti paesi. I personaggi realizzati in motion graphic sono stati studiati e caratterizzati affinché fossero riconoscibili e potessero diventare ‘reali’ alla fine del video.
Quali sono, invece, le difficoltà che si incontrano nel racconto di un progetto complesso come Nabba? E come le avete superate?
L’aspetto più difficile è stato individuare all’interno di un progetto di ricerca molto complesso i tre concetti chiave sui quali fare leva per raccontare al grande pubblico gli obiettivi dello studio. Il confronto con il professor Francesco Nicotra, il capoprogetto, è stato indispensabile per capire quali fossero i concetti principali da rappresentare in modo da non banalizzarli, mantenendo la correttezza scientifica nella comunicazione.
Professor Cerroni, quali sono i punti di forza del video realizzato per il Nabba Project?
Pochi messaggi e chiaramente espressi con uso di immagini familiari. Si vedono le facce dei ricercatori e se ne evidenzia la giovane età (quasi per tutti), presumibilmente vicina al target che si vuol raggiungere. Immediata percezione dell’importanza della ricerca. Trasparenza.
Raggiungere un grande pubblico non specializzato non è semplice: quali sono le maggiori difficoltà che si incontrano?
I ricercatori non sono preparati alla comunicazione per curriculum, ma al più per una personale predisposizione che tuttavia non basta. Gli scienziati devono comunicare meno contenuti, ma molto solidi, netti e chiari, nonché la loro vita: attività quotidiana, passione, impegno, curiosità, fatica, insuccessi, emozioni, speranze.
Quali caratteristiche deve avere la comunicazione della scienza per essere efficace? 
Responsabile: maneggiando conoscenze che entrano potentemente nella vita delle persone bisogna meritarsene la fiducia.
Appassionata: bisogna suscitare emozioni, ma per farlo bisogna comunicare la propria passione per quel che si fa.  
Diretta: bisogna convincere con argomentazioni chiare, espresse con parole, immagini, metafore vicine alla vita quotidiana.

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