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Cervelli Permanenti, i volti della ricerca Bicocca in mostra

In occasione delle celebrazioni del Ventennale, l’Università di Milano-Bicocca presenta Cervelli permanenti, un progetto di ritratto che coinvolge tutti i quattordici Dipartimenti dell’Ateneo per rappresentare la pluralità di competenze che vi convivono e collaborano.
Una serie di scatti, figli del percorso fatto dal fotografo Marco Pittaluga all’interno dell’Università, caratterizzato dalla curiosità per la scoperta, per l’emozione e per il fascino di persone che fanno della didattica e, soprattutto, della ricerca, strumenti del progresso.
Com’è nata l’idea di raccontare la ricerca attraverso degli scatti fotografici?
Dalla volontà di esplorare la società contemporanea attraverso le persone che hanno un ruolo importante in essa. La fotografia, ed in particolare modo quella di ritratto, ha il potere di entrare per un attimo nell’intimità delle persone permettendo dei piccoli viaggi in mondi paralleli più o meno distanti, aiutando a vedere quello che si cela dietro a titoli, strutture ed istituzioni.
Cervelli Permanenti vorrebbe essere il primo passo di uno spaccato più ampio e trasversale del mondo della ricerca in Italia. Un modo per valorizzare i nostri talenti ma anche lasciare un piccolo documento storico che immortala la realtà contemporanea.
Cos’hai voluto sottolineare e quali mezzi tecnici hai utilizzato per il tuo scopo?
Essendo un progetto di ritratto, quello che ho voluto sottolineare sono le persone. L’importanza del capitale umano e della diversità.
Ogni sessione fotografica è stata eseguita utilizzando un set di flash, cavalletti, ombrelli e bank che ci siamo portati dietro per tutti i corridoi dell'università.
Dal dettaglio al ritratto: i tuoi scatti seguono uno schema preciso e voluto
Per ogni sessione fotografica, con ogni ricercatore, si è svolto un piccolo colloquio per farmi raccontare aspetti dell'attività di ricerca e della vita personale, con lo scopo di conoscersi 
e sentirsi a proprio agio durante le foto. Allo stesso modo ho deciso di presentare gli scatti partendo dai dettagli, per arrivare al ritratto finale; l’intenzione della mostra è la stessa del momento dello scatto: creare confidenza e quindi far conoscere meglio questa persona per poter presentare un “percorso nel percorso”. 
Cosa ti ha piacevolmente sorpreso durante questo percorso?
Le persone! Ogni singola persona ritratta è stata una vera e propria immersione in un mondo sconosciuto, fatto di scienza, di passione e di creatività. Gli uffici e i laboratori tendono a essere simili e in alcuni casi noiosi, ma le persone e la descrizione delle attività di ricerca sono sempre state un’esplorazione illuminante di ambiti sempre interessanti. Spesso mi perdevo in chiacchierate che sono e saranno per me fonte d’ispirazione per altri approfondimenti e possibili nuovi progetti. Ora, spero che le mie foto stimolino curiosità e interesse anche nei visitatori.
Sono sicura che puoi raccontarci un “dietro le quinte" curioso…
In effetti ci sono stati diversi momenti simpatici o divertenti, anche solo per la durata del progetto. Mi è capitato per esempio di urtare un muretto per la fretta di andare da un ricercatore all’altro, e ora ogni volta che salgo in macchina ho il mio “ricordo personalizzato”.
Un’altra cosa simpatica è stata la risposta di un ricercatore alla mia domanda sul colore che identifica meglio la propria attività di ricerca: "Giallo come la polenta”! Francamente era un abbinamento che non mi aspettavo…
Un dietro le quinte che ricorreva spesso e mi divertiva, era il vedere la trasformazione dei diversi soggetti da ricercatori in modelli, alla ricerca dell’espressione più adatta al progetto. Trovare la perfezione non è mai facile. Ora sono curioso di vedere gli sguardi dei “modelli” mentre guarderanno i proprio ritratti e “scopriranno” tutte le altre persone coinvolte nel progetto.

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