Attenzione sociale, quando uno sguardo conta più del denaro

Sguardo altrui o denaro, da cosa siamo più attratti? Stando ai risultati di uno studio dell’Università di Milano-Bicocca, pubblicato sulla rivista Frontiers in Psychology, vince il primo. «L’idea della ricerca nata dalla collaborazione tra il dipartimento di Psicologia e il dipartimento di Economia, metodi quantitativi e strategie di impresa – spiega Paola Ricciardelli, coordinatrice dello studio e docente di Psicologia generale - era quella di studiare scientificamente, in una società come la nostra, in cui l’idea dominante è che il denaro può tutto, o comunque molto, se il valore sociale dello sguardo altrui possa competere con il valore del denaro nell’attrarre e dirigere la nostra attenzione».

I risultati dello studio realizzato grazie al supporto di Fondazione Cariplo e Regione Lombardia hanno quindi messo in luce come il premio in denaro non sia in grado di modificare in alcun modo la capacità dello sguardo altrui di catturare e guidare la nostra attenzione. Lo sguardo dunque ha una forza attrattiva molto maggiore rispetto al denaro. «Ciò può avere importanti implicazioni, ad esempio, per lo sviluppo di tecniche riabilitative basate sui meccanismi del rinforzo per patologie di disturbi sociali quali l’autismo – continua Ricciardelli-. Strategie di apprendimento basate sulla ricompensa sono infatti sempre più adoperate in contesti riabilitativi per favorire l’apprendimento di abilità compromesse o mancanti». 

Il comportamento noto come attenzione congiunta o attenzione sociale, il cui orientamento è guidato dalla direzione dello sguardo, si sviluppa già dai primissimi mesi di vita, permettendo la creazione di rappresentazioni condivise, essenziali per lo sviluppo delle relazioni sociali e la comprensione delle intenzioni e degli stati mentali degli altri. Le persone affette da disturbi dello spettro autistico spesso manifestano una mancanza riferita a questo tipo di attenzione ma dirigono la propria attenzione verso altri tipi di oggetti (es. oggetti altamente tecnologici). L'aver dimostrato che uno stimolo ad alta valenza sociale, lo sguardo appunto, ha un valore di ricompensa maggiore rispetto a quella monetaria, rende altamente probabile che la scelta dell’uso del denaro come ricompensa nelle strategie di riabilitazione non sia la scelta migliore. «Quindi – prosegue la professoressa -  associare lo sguardo, che è uno stimolo a cui le persone affette da autismo non prestano attenzione, con degli oggetti verso cui manifestano interesse (invece che con una ricompensa monetaria, utilizzata nei protocolli di riabilitazione odierni), potrebbe avere un valore riabilitativo maggiore per rendere attrattivo anche lo sguardo stesso».     

Lo studio ci dice qualcosa anche sulle relazioni interpersonali: «Sapere che lo sguardo altrui e l’interazione vis-à-vis sono ancora così importanti – conclude Ricciardelli - ci fa capire perché i rapporti che si intrattengono attraverso i media, tipicamente sui social network, dove lo sguardo viene sostituito da altri stimoli come le emoticon, possono presentare delle difficoltà».

 

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